Il Tirreno

Livorno

Il popolo del Pd in rivolta «Ci sentiamo traditi»

All’assemblea riunita fino a tarda notte esplode tutto il malcontento della base E una parte degli iscritti se la prende anche con il governatore Rossi sulla sanità

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LIVORNO. «Enrico, ho bisogno di capire perché il mio territorio è stato messo in un angolo, perché per operarmi a un ginocchio devo andare a Viareggio e per farmi un'ecografia a Pisa aspetto un mese e a Livorno un anno. Devo capire perché una generazione intera di nostri ragazzi sulla carta di identità avrà la scritta “nato a Pisa”». E l'assemblea applaude. Le parole di Maurizio Paolini, oggi nella segreteria comunale, danno il buonasera al governatore della Toscana, Enrico Rossi. Ieri, nell'assemblea convocata in circoscrizione 1 da Samuele Lippi è esploso tutto il malcontento di un Pd ferito, a caccia di un'identità, di una linea, di una strategia dopo il pasticcio romano. Una strategia a livello nazionale ma anche locale, dove fra un anno – lo ricorda con preoccupazione Yari De Filicaia – si vota il sindaco.

Il primo fuori programma di un'assemblea partecipatissima – con oltre 200 iscritti e interventi andati avanti fino a tarda notte – è proprio l'attacco che alcuni iscritti fanno sul fronte della sanità a Rossi, al quale vengono comunque riconosciuti l’onere e l’onore di avere messo la faccia in una piazza non facile (se non altro perché è stata la roccaforte di Bersani) e in un momento delicatissimo.

Dopo Paolini, la segretaria del circolo di Shangai, Simonetta Pampaloni, chiede al presidente «come mai a Livorno siamo scesi sotto i 3,25 posti letto per abitante (siamo a 2,7) e assistiamo allo smantellamento di distretti? perché abbiamo ticket tanto alti da portare la gente a non curarsi. Costa meno andare dal privato, anche questa è una strategia di sinistra?». Rossi, che sulla sanità ha costruito il suo curriculum di amministratore e di politico, non ci sta: «Su questo tema sarà il caso di rivederci. C’è un punto non opinabile: non abbiamo messo noi i ticket in Regione, lo hanno fatto Tremonti e Berlusconi. Se avessimo fatto un po' più di volantinaggio davanti agli ospedali lo saprebbero anche i cittadini. Semmai abbiamo adottato provvedimenti per difendere le categorie più deboli».

Quella della sanità è una parentesi spinosa in una riunione rumorosa. Una riunione-sfogatoio: viene fuori tutto il malcontento di una base (e di amministratori) che a tratti non si danno spiegazioni e a tratti cercano di guardare avanti. I circoli, è evidente, non hanno digerito le larghe intese col Pdl: «In campagna elettorale siamo andati dalla gente a spiegare perché votare il Pd, ci abbiamo messo la faccia, come dovremmo sentirci ora?». E ancora: «Ci siamo sporcati le mani e la testa ci ha traditi. Ha tradito la base e i suoi elettori: nel giro di poche ore la linea, costruita mese dopo mese fino alle primarie, è saltata e ci siamo trovati allo sfacelo. Abbiamo ammazzato più segretari noi in questi anni...».

Di quelle primarie, in un’analisi senza peli sulla lingua, il sindaco Cosimi si lascia scappare che «abbiamo le p... così». E pone un problema di qualità degli eletti e di responsabilità del partito che «non ha avuto consenso popolare per governare, non ha cambiato la legge elettorale perché era sicuro di vincere» e «non può essere con la riforma Fornero e a favore dell’articolo 18». Il sindaco passa dal politichese alla concretezza amministrativa quando ripete che «un governo era necessario», ma al tempo stesso bacchetta Letta perché senza l’Imu «voglio vedere come faremo a far quadrare i bilanci e a rispettare gli impegni presi con la città». Poi, guardando al congresso, che tutti chiedono a gran voce: «Non sono contro Renzi, ma per una volta ci vuol dire chiaramente che c... vuole fare?».

Alla fine il leader della Federazione, Lippi, ha messo in votazione dell’assemblea un documento in cui, con l’arte del bilancino, non dimentica l’«affetto e la stima per Bersani» ma in sostanza dà fiducia a Letta, nella speranza che porti a termine i provvedimenti più urgenti in materia economica e di riforme istituzionali. (j.g.)

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