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Offese, minacce e nervi tesi È l’inferno degli impiegati
Si moltiplicano gli episodi in cui i dipendenti pubblici diventano capri espiatori «Colpa della crisi». Succede all’Asl e alle Poste, Equitalia e Agenzia delle Entrate
LIVORNO. Una badante dell’Est Europa perde la pazienza all’ufficio postale di via Cairoli perché il sistema informatico è andato in blocco e non può eseguire il bonifico di 400 euro intestato ai genitori. «Serve per pagare l’affitto», si lamenta alzando la voce. Al centro unico di prenotazioni dell’Asl 6 un gruppo di utenti insulta i tre impiegati perché hanno appena chiuso l’ufficio nonostante l’orario di apertura al pubblico sia scaduto da una decina di minuti.
Alla sede di Equitalia, in via Indipendenza, per mesi, la prima cosa che si notava entrando erano una serie di scritte in fotocopia lungo al muro. Sopra si leggeva una sola parola: «Ladri». Dimostrazione di un clima di tensione culminato con l’attentato del 12 maggio dello scorso anno quando un gruppo di ragazzi fece esplodere una bomba carta davanti all’ingresso.
L’aggressione di mercoledì ai danni di un’impiegata sessantenne dell’Inps non è, dunque, un caso isolato, anzi. «Un tempo fare l’impiegato pubblico - conferma un lavoratore - voleva dire avere un posto sicuro e senza troppo stress, adesso invece è come essere in trincea perché ti trovi davanti persone in difficoltà, spesso disperate e stressate che hanno voglia di sfogare la loro rabbia».
L’allarme per un clima che altrove ha avuto tragici epiloghi lo ha lanciato lo stesso direttore generale dell’Inps Toscana: «I dipendenti hanno paura, aiutateci». Episodi spiacevoli accadono ogni giorno all’Agenzia delle Entrate come alle Poste ma anche all’Asl e all’ufficio di Equitalia.
Per una conferma della tragica deriva basta stare cinque minuti in un ufficio pubblico e sentire lamentale, sbuffi e brusio di chi vi sta intorno. «La gente è esasperata - conferma Giovanni Golino sindacalista della pubblica amministrazione Cgil - ma non capisce una cosa fondamentale: cittadini e dipendenti pubblici stanno dalla stessa parte della barricata. Noi non vogliamo né lo psicologo, né un giubbotto anti proiettile né tantomeno una guardia giurata. Vogliamo solo essere messi nelle condizioni di lavorare in serenità e in modo professionale. Soprattutto con un’utenza che di per sé è debole. Molto spesso si tratta di cassaintegrati che aspettano l’assegno oppure la richiesta da parte dell’azienda per cui lavoravano. In una situazione simile serve sensibilità e professionalità. Invece lo sapete che cosa accadrà all’Inps da qui alla fine dell’anno? Tremila trecento persone saranno mandate a casa e verosimilmente il servizio peggiorerà e aumenteranno anche le attese». E anche le tensioni.
«Purtroppo - sospira Golino - c’è chi in questi anni come l’ex ministro Brunetta ha seminato contro i dipendenti pubblici tacciandoli di essere dei fannulloni e questi sono parte dei risultati».
L’immagine che viene in mente a Giuseppe Luongo sindacalista della comunicazione è quello di Charlie Chaplin in “Tempi moderni”. «Siamo una parte del meccanismo - spiega - ma accade alcune volte di sentirsi totalmente inermi rispetto a quello che ci troviamo ad affrontare. Prendiamo ad l’esempio della badante oppure del pensionato che deve fare un bonifico. Sto concludendo l’operazione e il sistema va in tilt. Io mi devo fermare perché quel disservizio non dipende da me. Cerco di spiegarlo a chi ho davanti ma spesso mi trovo a confrontarmi con persone per cui quell’operazione è di vitale importanza». Ecco perché basta poco per trasformare l’orario di lavoro di un dipendente pubblico in una giornata infernale.
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