Il Tirreno

Livorno

L’antico acquedotto crolla Appello per intervenire

di Mauro Donateo
L’antico acquedotto crolla Appello per intervenire

L’associazione “Salviamo il salvabile” lancia l’allarme sulla struttura «Da anni non viene fatta la manutenzione adeguata, si rischia di rovinare tutto»

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LIVORNO. Intervenire prima che possa cedere un’altra pietra di storia, perché l'Acquedotto Leopoldino, per chi non lo sapesse, ha rifornito d’acqua la nostra città fino al 1912. Ancora oggi è in funzione in alcune zone collinari, ma gran parte della sua struttura, all’incirca 18 km di bellezza artistica (si estende dalle Parrane e Colognole fino al Cisternone), è caduta nel più totale degrado a causa di interventi poco rispettosi del patrimonio storico e vegetazione incolta. Uno scempio verso chi l’aveva progettato per il bene dei cittadini.

La storia. Voluto fortemente dai Lorena, (l’idea partì da Pietro Leopoldo, l'opera continuata dal figlio Ferdinando III) l’acquedotto doveva soddisfare il crescente bisogno d’acqua della popolazione livornese, che sul finire del Settecento era in netto aumento. Fu Pietro Leopoldo, alla fine del XVIII secolo, ad avviare i primi studi sulle sorgenti presenti nel territorio livornese. Tuttavia, alla morte del fratello Giuseppe, il granduca fu richiamato a Vienna per essere incoronato imperatore austriaco, lasciando il trono della Toscana al figlio Ferdinando.

Pertanto, con motuproprio del 7 novembre 1792, il granduca Ferdinando III, approvando il progetto di Giuseppe Salvetti, decretò l'inizio dei lavori per il nuovo acquedotto. I lavori cominciarono nel 1793 sotto la direzione dell’ingegner Giuseppe Salvetti, dopo una serie di interruzioni, furono portati a termine dal celebre architetto Pasquale Poccianti. L’acqua arrivò in città nel 1816, ma il Poccianti continuò a dirigere i lavori per altri cinquant’anni, modificando il progetto con costruzioni di cisterne di varie dimensioni e con un viale sull’acquedotto, in modo da offrire ai livornesi la possibilità di fare una bella passeggiata lungo il territorio.

Il fatto. «Sono anni che non viene fatta una manutenzione seria di questa struttura, sempre soli intereventi straordinari», spiega Angela Sagona, presidente di “Salviamo il Salvabile”, associazione nata nel 2009, con lo scopo di tutelare i beni ambientali, culturali e storici.

«I lavori compiuti – incalza Pasquale Camacci, anche lui membro dell’associazione – sono stati scellerati, non hanno rispettato l’importanza storica dello stabilimento, come ad esempio l’ultimo intervento che ha compiuto l’Asa qualche mese fa all’Acquedotto della Castelluccia, a Parrana San Giusto, in seguito al crollo di un arco. Qui hanno trapanato lungo la pavimentazione come se nulla fosse, quando quelle pietre hanno una valenza notevole! Inoltre hanno fatto degli innesti con tubi nuovi che esteticamente non ci dicono nulla». Una curiosità interessante da sottolineare è che durante il black out idrico del mese scorso, l’Acquedotto di Colognole è stato l’unico a rifornire ancora acqua. «Inoltre -conclude un altro socio, Paolo Barghigiani- la vegetazione si è innestata dentro la struttura, che oltre a coprirla, la rende ancora più vulnerabile ai crolli. Gli unici tratti curati sono quelli in zone d’interesse dei privati, che di tasca propria hanno provveduto alla sistemazione della boscaglia. Spesso queste persone hanno anche inglobato nei propri domini parti pubbliche, affiggendo addirittura cartelli di proprietà privata».

Il Protocollo d’intesa. Ma il proprietario di tutto il complesso, chi è? «Il Comune di Livorno – rispondono in coro – che lo ha dato in gestione all’Asa». A doversene occupare però, ci sono anche altri enti, come si deduce dal Protocollo d’intesa concordato nel 2010 e firmato dalla Provincia di Livorno, Comune di Livorno, Comune di Collesalvetti (cui spetta vigilare sulla propria tratta dal 1979) e la Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa. Con questo protocollo ciascun firmatario si era preso delle responsabilità, «ma in pratica è stato fatto ben poco». Se andiamo a leggere questo documento, troviamo confermate le notizie riguardanti la proprietà e la gestione. Nella “stipulazione”, invece, si parla della costituzione di un Gruppo di Lavoro, composto dai rappresentanti dei vari enti e affiancato da Corpo Forestale dello Stato, Asa e Associazioni Culturali locali.

«Tale Gruppo – si legge – dovrà accertarsi della conservazione della struttura, definire gli interventi prioritari e portare a sintesi la documentazione bibliografica e progettuale esistente Il Gruppo di Lavoro permanente viene affidato alla Soprintendenza». Nella parte conclusiva si nota, invece, che «il coordinamento del presente Protocollo è concordemente affidato al Comune di Livorno» che insieme ai Soggetti Firmatari provvederà a sviluppare i vari interventi.

La richiesta. «È passato quasi un anno dall'ultimo incontro con la Soprintendenza – affermano i membri dell'associazione – ci avevano parlato di progetti per mettere in sicurezza la struttura, ma non hanno fatto sapere più nulla. Oltre a tutelare i beni e a spronare gli enti, la Soprintendenza dovrebbe aiutare a trovare i fondi necessari, come quelli europei. Sollecitiamo tutti gli interessati a rincontrarci e a mettere in pratica le promesse. Anche perché mentre si discute l’Acquedotto continua a crollare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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