Gli sportivi a Bottoni «Nessun inganno nella raccolta firme»
Non si placa la polemica fra nuotatori e Officina dello Sport «Se i lavori non si faranno le piscine resteranno aperte?»
LIVORNO. «Non abbiamo estorto alcuna firma, se è questo che voleva dire Bottoni: la petizione circolata a bordo vasca è stata sempre accompagnata dalla lettera che abbiamo inviato anche al Comune e a Officina dello Sport». Non si è fatta attendere la replica del gruppo di sportivi che da giorni è in polemica con Officina della Sport, la società che gestisce le piscine comunali in concessione al Comune.
Il gruppo risponde all’imprenditore Piero Bottoni, socio con delega alla gestione caratteristica, che due giorni fa ha scritto una lunga lettera al Tirreno mettendo nero su bianco, anche con toni accesi, la posizione della società.
In particolare Bottoni ha rivendicato l’«opportunità» che rappresenterebbe l’investimento da tre milioni di euro che Officina dello Sport vuole fare sugli impianti («investimenti invidiati in altre città qui non sono apprezzati») e ha dato due notizie: la prima è che degli aiuti finanziari richiesti al Credito Sportivo per fare i lavori non c’è ancora certezza e la seconda è che, se sarà possibile iniziare l’intervento, almeno una piscina resterà aperta. Una vittoria per gli utenti.
Contro lo stop in contemporanea di tutti gli impianti (Camalich, Neri, Bastia) e contro il caro tariffe (con gli abbonamenti passati da 450 a 650 euro) aveva protestato nei giorni scorsi il gruppo di sportivi che ha raccolto oltre 500 firme. È proprio rispetto a quelle firme che «vogliamo mettere qualche puntino sulle ì», ripete un ex abbonato, Marco Biondi. «Bottoni – interviene – ha detto che anche la mamma di Ilaria Tocchini ha firmato la petizione perché si era sparsa la voce che la società non volesse far nuotare gli invalidi. Ma all’elenco delle firme è stata sempre allegata la lettera che abbiamo inviato anche a Comune e Officina dello Sport, con le nostre motivazioni. La stessa lettera è stata affissa più volte (e più volte tolta) alle bacheche degli impianti. Se poi qualcuno ha firmato senza leggere mi dispiace...». «E comunque – chiosa – quando è stata comunicata la chiusura degli impianti al primo giugno, nessuno ha garantito l’attività estiva per anziani e disabili. Non c’era scritto da nessuna parte. Solo dopo le nostre proteste sono arrivate rassicurazioni in questo senso».
Lo sportivo passa quindi al capitolo tariffe. «Bottoni dice che 650 euro per l’abbonamento stagionale non sono tanti, se paragonati ad altri sport e alle spese che deve sostenere la società. Ok, nuotare non è obbligatorio, ognuno si fa i conti in tasca e decide se fare o no l’abbonamento. Resta il fatto che a settembre ai clienti sono stati proposti contratti che valgono dieci mesi: non si scandalizzino ora se gli iscritti chiedono di nuotare fino a luglio». La domanda nasce quindi spontanea: «Se alla fine la società non otterrà il mutuo e non farà i lavori – chiede Biondi – gli impianti resteranno aperti? Perché i cartelli che indicano la chiusura ci sono da settimane».
«È ovvio e giusto – chiudono dal gruppo – che la società e gli imprenditori facciano il loro interesse. Ma che passino da benefattori dicendo che non esistono soluzioni B e che la città non sa premiare chi investe... Anche a Cascina i gestori delle piscine hanno investito, e lo hanno fatto nel fotovoltaico».
Juna Goti
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