Il Tirreno

Livorno

Bottoni sbotta «I nostri lavori? Fanno invidia»

di Juna Goti
Bottoni sbotta «I nostri lavori? Fanno invidia»

Dopo la protesta una piscina resterà aperta «A Livorno non apprezzano gli investimenti»

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LIVORNO. «Investimenti nello sport invidiati in altre città qui non sono apprezzati». Questo è l’antipasto. Le due portate, più il dessert, che arrivano subito dopo sono più piccanti, a tratti amare. E, c’è da scommetterci, faranno discutere. L’imprenditore Piero Bottoni - che ha la delega alla gestione caratteristica nel cda di Officina dello Sport, la società che gestisce le piscine in concessione al Comune - ha preso in mano la tastiera per dire la sua sulla bufera che si è scatenata intorno alle vasche. Sabato un gruppo di sportivi che ha raccolto oltre 500 firme ha manifestato davanti all’ingresso di via dei Pensieri, col consigliere comunale Marco Cannito (Città Diversa): al centro della protesta il caro tariffe (con gli abbonamenti stagionali passati da 450 a 650 euro) e la chiusura da giugno a metà settembre di tutti e tre gli impianti - Bastia, Camalich, Neri - per una serie di lavori di straordinaria manutenzione (dalla filtrazione delle vasche al bar) che l’Officina ha chiesto di fare spendendo tre milioni.

Un impianto resta aperto. Nelle prime righe Bottoni dà subito una notizia: le proteste qualche effetto devono averlo sortito se scrive che «una piscina resterà aperta e se necessario contatteremo la Lustrissimi (l’impianto militare, ndr) per ulteriori spazi». «Ma chi ci contesta – polemizza – è certo che ci siano ulteriori necessità a giugno e luglio? È certo che i disagi diminuirebbero in una rotazione che prevederebbe, quindi, la chiusura nei mesi di maggiore afflusso come settembre e ottobre?».

«Ma le firme...». A questo punto il socio alza i toni e prova a levarsi un sassolino dalla scarpa. «Prendo atto – scrive un po’ stizzito – che ci sono 500 cittadini infuriati». Anzi «499 perché la mamma di Ilaria Tocchini, come probabilmente altri, ha firmato perché le hanno detto che non volevamo far nuotare i disabili: gli unici per i quali la società intendeva trovare comunque una soluzione». Nei giorni scorsi, infatti, l’Officina aveva messo sul piatto l’ipotesi di tenere aperta una vasca (non un impianto, come fa sapere oggi), dando la precedenza ad anziani e disabili, più che agli sportivi e agli atleti del Nuoto Livorno.

I soldi ancora non ci sono. Ma la certezza che ci siano davvero i soldi per fare i lavori, nonostante le comunicazioni apparse sul sito, non c’è ancora. È lo stesso Bottoni a dirlo: «Non è scontato che i lavori vengano realizzati, anzi. Il Credito Sportivo – spiega – grazie anche all'interessamento del Comune, verificando la bontà dell'investimento che intende presentare la società, ha aperto uno spiraglio». Questo perché il Credito Sportivo ha «importanti disponibilità» dal momento che «nessuno oggi sta più investendo nello sport». «Basta leggere – chiosa Bottoni, che è appassionato soprattutto di basket – quanto è accaduto, e sta accadendo, nelle varie discipline sportive, con fusioni tra le associazioni per le enormi difficoltà del settore». «Non vorrei che qualcuno pensasse che sono contributi a fondo perduto – riprende – sono finanziamenti che Officina dello Sport si impegna a restituzione». Però non dice niente delle eventuali garanzie che dovrebbe mettere sul piatto il Comune.

«Lavori per migliorare». Ripete, semmai, che «la società ha previsto importanti investimenti» per «impianti più efficienti e accoglienti». «Nessuno – polemizza – dice che i cittadini avranno piscine migliori e l'amministrazione si troverà un patrimonio diverso da quello consegnato col bando: non credete che tra le tante cose che accadono nel nostro Paese e nella nostra città, questa sia da ritenere una buona notizia?».

Appalti e fibrillazioni. Finite le spiegazioni di rito ecco la parentesi più piccante. Quella che, scrive Bottoni, «riguarda coloro che in buona fede non sono, che forse non sono nemmeno fra i firmatari ma che comunque ci sono. Coloro che lanciano il sasso, ma nascondono la mano, si informano e poi imboccano...». Con chi ce l’ha? Evidentemente all’imprenditore - uomo di spicco della Cna - non sono piaciute le domande («insinuazioni», le chiama) su chi farà i lavori: lo stesso Bottoni? Imprese della Cna? «Ma davvero – sbotta – in questa città dove più nessuno investe fa tanto rumore avere imprenditori che hanno già investito oltre due milioni di euro e sono pronti a investirne altri tre? Tranquilli, magari la società farà lavorare gente da fuori, perché in questa città – scrive con ironia amara – di lavoro non se ne può più: turni massacranti e abolizione delle ferie sono sulle pagine di tutti i giornali. Mi fermo, ma non ci credo minimamente che ai genitori degli atleti, che in buona fede vorrebbero che il figlio continuasse un percorso, interessi chi farà i lavori».

«Rincari? Necessari». C’è comunque un dato di fatto: le tariffe sono aumentate. «Non sono a conoscenza dei dettagli delle varie formule offerte – risponde – ma un po' conosco il mondo dello sport, calcio e pallacanestro: lì la retta richiesta è di circa 450 euro e purtroppo non bastano mai, lo so perché ci ho vissuto. Questi sport non hanno 32 dipendenti e 600mila euro di utenze (acqua, luce e riscaldamento), manutenzioni ed impresa di pulizie, in una città che ha il mare e che per quattro mesi svuota i suoi impianti rendendoli economicamente improduttivi. Ma davvero – rilancia agli utenti – le tariffe sono care?».

O bere o affogare. «Fossi io un dipendente, un'associazione, un utente, un consigliere comunale – chiude senza girare troppo intorno alle parole – farei comunque il tifo per noi. Per noi che non ci sappiamo andare, per noi che non siamo bravi ma che siamo capitati lì per caso, per noi: perché senza di noi (e non siamo certi di farcela) non credo ci sia la soluzione B».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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