Il Tirreno

Livorno

Sequestri alla Teco, indagato il titolare

di Federico Lazzotti

Si allarga l’indagine sull’officina fantasma e sul presunto traffico di rifiuti, i vigili liberano via della Ferrovia dalle auto

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LIVORNO. Si allarga l’inchiesta sul presunto traffico di pezzi d’auto che dall’officina fantasma di via della Ferrovia, alla periferia nord della città, venivano mandati in Africa, in particolare in Senegal e Nigeria, grazie - sostengono gli investigatori - alla collaborazione di ditte di stoccaggio e spedizionieri. Nei guai, per il momento, è finito tra gli altri Francesco Pini, titolare della Teco Logistic, azienda che fa anche da deposito doganale e che confina con la strada dove venivano ammassati i veicoli. «È una delle persone indagate nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Antonella Tenerani», confermano gli inquirenti.

Ecco perché venerdì mattina all’interno dell’azienda sono arrivati gli agenti della polizia municipale che al termine del sopralluogo hanno sequestrato parte del piazzale, quello che secondo gli investigatori veniva utilizzato come zona per lo stoccaggio della merce, e sei container. «Alle 13 abbiamo presentato la richiesta di sequestro e stiamo aspettando con fiducia che venga confermato dalla Procura», spiegano dalla municipale. L’accelerazione nell’inchiesta partita nell’ottobre scorso è stata necessaria dopo la pubblicazione da parte del nostro giornale del reportage, uscito due giorni fa, nel quale veniva denunciata una situazione paradossale in via della Ferrovia con operai improvvisati che smontavano vecchi veicoli senza targa riducendoli a scheletri.

«Speravamo di trovare maggiori prove - confida chi ha eseguito il sopralluogo - ma siamo abbastanza fiduciosi di poter dimostrare le due ipotesi di reato su cui stiamo lavorando: il traffico illecito di rifiuti e la creazione di un’officina abusiva».

Secondo gli investigatori, che avrebbero in mano foto e filmati che dimostrerebbero le irregolarità anche in materia di lavoro nero, si era creato un sodalizio tra una decina di extracomunitari, per lo più di origine nigeriana, e alcuni imprenditori, non solo livornesi. Il lavoro “sporco” - da quello che emerge dalle indagini - veniva - compiuto dagli stranieri «tutti regolari in Italia» che si occupavano di andare a comprare veicoli da rottamare da privati cittadini che se ne volevano liberare.

A questo punto scattava la radiazione dal pubblico registro automobilistico così da poter separare e quindi slegare il destino della targa da quello dall’auto o dal furgone. «Alcuni di questi mezzi - fanno notare gli inquirenti - essendo molto vecchi non potevano e non possono essere esportati all’estero per intero». La legge parla di cinque anni dalla rottamazione.

È per aggirare questo ostacolo normativo che sarebbe scattata la secondo fase del sistema con la creazione di un’officina abusiva dove smontare pezzo per pezzo i veicoli così da poterli spedire all’estero dove molto probabilmente venivano poi rivenduti.

«Nel momento in cui sono stati smontati - fanno notare - diventano rifiuti che vanno trattati come prevede la legge».

Invece il materiale sarebbe stato ammassato prima all’interno del piazzale della Teco, e poi messo nei container e spedito in Africa per duemila euro. «Riuscivano a fare dieci viaggi al mese», è la convinzione degli inquirenti.

Ora tutti i presunti reati dovranno essere dimostrati, anche perché proprio ieri il titolare della Teco aveva dichiarato di «non aver mai lavorato con quelle persone e di essere stato il primo a denunciare la presenza di una officina a cielo aperto in via della Ferrovia», aggiungendo che nonostante le ripetute chiamate «nessuno aveva mai mosso un dito fino alla pubblicazione delle foto sul giornale».

Intanto ieri mattina è stata completata dai vigili urbani l’operazione pulizia in via della Ferrovia come si vede dalle foto. La municipale ha infatti portato via ventotto veicoli abusivi. «Ne abbiamo lasciati cinque perché risultano in regola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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