Il Tirreno

Livorno

Arrestò il barman Vigile al processo «Era indiavolato»

di Federico Lazzotti
Arrestò il barman Vigile al processo «Era indiavolato»

Prima udienza in tribunale. Il racconto: colpiti con un pugno, quando lo abbiamo fermato gridava “Viva la Amadio”

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LIVORNO. «Era indiavolato, prima ha minacciato la mia collega con un sasso, ci ha offeso, poi quando siamo entrati nel bar per identificarlo prima ci ha dato la patente per poi strapparmela di mano. A quel punto abbiamo fatto il giro del bancone per fermarlo. Noi avanzavamo e lui retrocedeva. Quando non ha avuto più spazio ha abbassato le mani e ci ha colpito. Per questo abbiamo cercato di ammanettarlo, ma si divincolava e urlava: “Viva la Amadio, viva la Amadio”».

Domani sarà trascorso un mese dallo scorso 21 di marzo quando Giovanni Villa, proprietario del bar Pollicino, in via Marradi, venne arrestato per oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Un episodio che ha diviso la città tra chi si è schierato dalla parte del commerciante e quelli che hanno difeso il comportamento dei due agenti.

Ieri mattina in Tribunale si è aperto il processo per direttissima dopo la richiesta da parte del legale del cinquantaseienne, l’avvocato Massimo Tuticci, dei termini a difesa per preparare il dibattimento. Sul banco dei testimoni è stato chiamato l’agente Daniele Spinetti che quel giorno era assieme alla collega Barbara Bechi. «Eravamo con due controllori Atl per fare un servizio - racconta - intorno alle 17 siamo scesi in via Marradi, davanti al bar Pollicino. Stavamo aspettando l’autobus quando dal bar è uscito il barista. Aveva un sasso in mano, urlava, è andato a un centimetro dal viso della mia collega e le ha detto: “Non fate un cazzo, questo sasso è schizzato dalla buca e stava per colpire una mia cliente”. Poi ha iniziato ad offendere, è tornato indietro e ci ha mandato a quel paese facendo un gesto plateale col braccio». Allora i due agenti avrebbero raggiunto l’uomo per chiedergli le sue generalità.

«Siamo entrati e in un primo momento mi ha dato la patente. A mia volta ho preso un foglio per scrivere, ma all’improvviso mi ha strappato la patente di mano con forza. Gli ho detto che con questo comportamento rischiava tanto. Ma lui ci ha risposto che non ci avrebbe dato nulla perché non avevamo il mandato.

I due agenti avrebbero fatto il giro del bancone e raggiunto il barista. «Ci ha colpito furiosamente», hanno scritto sul rapporto. «Ha abbassato le mani e ci ha ferito», ha risposto l’agente all’avvocato dell’imputato. «Tutto - ricorda il vigile - si è svolto in pochi secondi, dentro al bar la radio non funzionava e siamo usciti». A tutta la scena avrebbe assistito anche un testimone che sarà ascoltato il prossimo 7 di maggio insieme ad altre tre persone. Il giudice, al termine dell’udienza ha accolto la richiesta della difesa di alleggerire la misura cautelare che dalla doppia firma giornaliera passa a tre volte alla settimana.

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