Il presidio
Spaccio sul Romito, cinque arresti
Preoccupa il fenomeno dei pusher minorenni che comprano la roba per poi rivenderla agli amici
LIVORNO. Vengono da Viareggio e stanno “colonizzando” le colline livornesi. Professionisti dello spaccio nei boschi, secondo i carabinieri, che sabato hanno arrestato cinque persone. L’operazione è stata battezzata “Colline pulite”. Obiettivo: debellare il fenomeno dello spaccio di droga nei boschi della provincia, da Montenero a Rosignano. Nel mirino magrebini che fanno capo alla famiglia Jarmouni, nota in Versilia, in particolare a Viareggio nella zona della pineta. I carabinieri hanno fatto appostamenti e pedinamenti sul Romito e al Gabbro. E hanno scoperto che tra gli acquirenti ci sono dei livornesi minorenni, che comprano piccoli quantità di coca per poi rivenderla in città. Nel corso del blitz di sabato, svolto dai carabinieri di Livorno e Cecina, un militare è rimasto ferito nella colluttazione con uno degli arrestati, Sail Abdellah, 38 .
Il blitz è scattato alle prime ore del giorno, quando i magrebini dormivano. Quattro di loro sono stati presi a Livorno alla Cala del Leone, a settecento metri dalla strada. Lato monte, alle soglie del bosco, c’è un piazzale da cui parte un sentiero frequentato dagli appassionati di escursioni. Da lì si sale nel folto dove i marocchini avevano sistemato una tenda dove vivere e nascondersi. Lì i carabinieri hanno sequestrato 90 grammi di cocaina più sedici dosi di polvere bianca pronte per la vendita, due bilancine per pesare la roba e materiale di confezionamento. In manette sono finiti Radouane Jarmouni, 22 anni, Khalis Said, 36, Meddah Mokhtar, 23, e Abdellah Sail, 38. Mentre alle Cerretelle sulle colline del Gabbro è stata arrestata una persona che dormiva in un capanno da caccia all’interno del quale c’era un piumone usato per dormire. Si tratta di Hassan Jarmouni, 24 anni: come accertato dai militari, aveva con sé quattro cellulari, materiale per il confezionamento e 50 grammi di cocaina.
Non è stato facile per i carabinieri arrestare i pusher nella macchia. Queste persone sono esperte della zona e puntano sulla natura morfologica del territorio per sfruttare la meglio le vie di fuga (in tutto il bosco) e per controllare i consumatori. Dalla parte più alta del sentiero della Cala del Leone lo spacciatore è in grado di vedere l'acquirente e riconoscerlo per la consegna. Parola d’ordine è “Aziz”, nome di un pusher ben noto in zona. Gli acquirenti sono livornesi e cecinesi, di tutte le età, anche minorenni. Arrivano in auto, ma soprattutto in motorino nel pomeriggio e la sera fino alle prime ore della notte.
A destare molta preoccupazione negli inquirenti sono anche le condizioni igieniche in cui vivono i marocchini e in cui tagliano la roba da vendere. La sporcizia domina nelle tende e nei rifugi dove queste persone abitano. Basti dire che alla Cala del Leone la droga era in una scatola di fagioli sotto alla stessa tenda.
La difficoltà di questo genere di operazioni, come spiegano gli investigatori, è data anche dal fatto che nessuno dei pusher resta più di qualche giorno nella stessa zona. Lo spiega il capitano Claudio Gallù, comandante del Nucleo operativo radiomobile: «Queste persone rimangono un paio di giorni in un posto, poi si spostano per tornare dopo».
Un capitolo a parte merita la roba sequestrata: tutta cocaina, circa 150 grammi. Il valore della roba si è molto abbassato negli ultimi tempi, fino ad arrivare a 50 euro al grammo. Il principio attivo è purissimo tanto che la roba può anche essere ritagliata. Ciò fa sì che tutti o quasi si possano permettere di comprare quella polvere bianca che fino a pochi anni fa era appannaggio di pochi. La maggior parte dei consumatori la fuma, ma come spiegano gli esperti è in aumento la tendenza a iniettarsela in vena, anche tra gli ex eroinomani.
I controlli dei carabinieri proseguono nei boschi non solo della zona sud ma anche al Cisternino e alla Puzzolente.
LaraLoreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
