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Il consiglio boccia l’agenda Diviso anche il gruppo Pd
Tramonti e Del Corona chiedono concretezza su opere chiave per i quartieri Cosimi: «Un perimetro per il futuro». Le opposizioni: «Solita lista di propositi»
LIVORNO. L’agenda di fine mandato del sindaco, con le sue 48 cose da fare entro la fine del mandato e oltre, è arrivata ieri mattina sui banchi del consiglio comunale. E se le opposizioni di fatto l’hanno bocciata (non era previsto un voto ma in molti ci sono andati giù pesante), anche la reazione dei consiglieri del Pd è stata tiepidina.
A tratti non sono mancate critiche e richieste di maggiore concretezza e velocità, tanto che il capogruppo democratico Paolo Fenzi ha detto di volere «avviare una discussione personale all’interno» perché «non sono in sintonia con alcuni interventi fatti nel mio gruppo: questa è un’agenda di impegni che in modo coraggioso l'amministrazione ha messo nero su bianco, non era la sede per parlare del sottopasso di Salviano o del mercato ortofrutticolo...». Andiamo per ordine.
In consiglio - presente anche il fronte grillino, con l’ex candidato al parlamento Christian Balloni in prima fila - il sindaco ha ripercorso le difficoltà a muoversi («in condizioni di assoluta incertezza») degli gli enti locali. «L'approvazione del bilancio preventivo – si legge nell’agenda – è divenuta una corsa a ostacoli, tra spostamenti di scadenze, imposizioni del Patto di stabilità e tagli lineari alla spesa». Alessandro Cosimi rivendica le scelte fatte fino a oggi dalla sua amministrazione. Scelte che, dice, «ci hanno consentito di mantenere il livello dei servizi» e di «proteggere le fasce più deboli». «Ma se ci sarà un'altra manovra – avverte – dovremo selezionare qui, partendo dalle proposte della giunta, cosa togliere dalla lista».
Ecco quindi l’appello al consiglio (e al centrosinistra) a sostenere almeno «nel metodo» il percorso tracciato dall’amministrazione, perché se è vero che «non sarò io, non sarà questa giunta, a fare scelte per la prossima legislatura, questi interventi definiscono il perimetro per il futuro». «Nessuno – dice – può essere autosufficiente. Il consiglio ha due vie: sabotare l’agenda o considerare l'interesse generale della città». Poi si rivolgere alla politica: «Se davanti alla discussione sul futuro della città si risponde con polemiche da interessi di bottega, Livorno non ce lo perdonerà. Lo posso dire da uomo libero, non sono più candidabile…».
Ma le parole che pronuncia subito dopo Adriano Tramonti danno il segno del clima che si respira anche dentro al Pd, a un anno dalle amministrative: «Il sindaco – dice – ha fatto una panoramica ampia del contesto nazionale», ma «noi dobbiamo rapportarci con i cittadini, dobbiamo ricostruire il collegamento col territorio». Così tocca tre punti: il centro servizi alla Scopaia («si arrivi almeno all’avvio del progetto»), la variante delle colline e degli annessi («la proposta che volete portare in consiglio a ottobre è la stessa discussa dalla quarta commissione e dall'ex assessore Grassi?») e la bretella di Salviano.Ovvero la "tangenziale" che dovrebbe collegare via di Salviano al distretto sanitario: è quasi pronta, ma è a carico di Edilporto che mesi fa ha smesso di pagare la ditta Bellabarba. «Nel 2004 - dice Tramonti - ero un giovane segretario e partecipavo ad assemblee dove l'amministrazione si prendeva impegni per la quella bretella. Ora faccia come per la tubatura di via Costanza: anticipi a sue spese l'intervento e finisca un lavoro atteso da dieci anni».
A ruota il presidente del circolo di Fiorentina, Vladimiro Del Corona (non ha partecipato alle ultime riunioni del Pd), dice che in generale «si è perso troppo tempo» e parla di «percorso tribolato» per piano strutturale e annessi. Ma soprattutto fa notare che nell’agenda non si parla mai del mercato ortofrutticolo di Fiorentina: «Non ci possiamo permettere di fare le spallucce di fronte a 160 famiglie. Mi sento parte di 13 anni di ipocrisia politica, lo vivo come un dramma, stiamo battendo la testa nel muro: possiamo pensare a un'operazione di intervento pubblico con ammortamento nel tempo?».
Certo nel Pd ci sono anche posizioni diverse: «L’amministrazione ha fatto e sta facendo ampiamente la propria parte», dice Claudio Cecchi. Ma sembra diffusa l’idea che il problema non sia tanto l’agenda, che alla fine ricalca il programma elettorale, quanto i ritardi. Cosimi spesso scuote la testa: «Non ci sono soldi».
Il resto del consiglio attacca: da Marco Cannito (Città Diversa), che assiste in polemica alla seduta dal fondo della sala, ai banchi del Pdl e dell’Udc. Duri anche Rifondazione e Sel. A turno le opposizioni parlano di «solita litania che abbiamo sentito nelle agende di inizio e di fine mandato», di «elenco di intenti che difficilmente saranno portati a termine nei sei-sette mesi di lavoro effettivo che restano prima del voto». Lamberto Giannini (Sel), punta il dito, in particolare, sul capitolo riservato al lavoro: «Leggo dei progetti che l'amministrazione va a fare nelle scuole, ma sono mesi che chiediamo un tavolo sull’occupazione...».
Il sindaco si arrabbia e nel lungo intervento finale si lascia scappare anche che «il mio strabismo a sinistra non mi porta a niente di buono». Quando risponde a Del Corona sul trasferimento in salita del mercato chiede: «È giusto che il pubblico investa sul sistema di produzione dei privati? Allora perché per loro sì e per Giolfo e Calcagno no?». Poi corregge il tiro: «I cittadini del mercato hanno diritto ad essere tutelati, lavoro per trovare una soluzione».
«Non siamo interessati né a melodrammi né a sentirci dire che siamo bravi – chiude – ma a una collaborazione col consiglio. Se poi il disegno è quello del sale sulle rovine di Cartagine, bene, accomodatevi... Ci state condannando ad avere una dialettica tutta interna. Ma vi rendete conto di cosa stiamo attraversando? Portare un atto di questo tipo è un rischio tutto nostro, ci siamo vestiti del saio del penitente... Noi andiamo avanti con legalità, attenzione al sociale e prospettiva. Aspettateci al varco e noi vi aspetteremo».
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