Il Tirreno

Livorno

Truffa delle case a Ghiaccione, 4 arresti

di Lara Loreti
Truffa delle case a Ghiaccione, 4 arresti

Abitazioni mai finite con buco di 3 milioni di euro, sequestrati diversi immobili. Imprenditrice accusata di riciclaggio

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LIVORNO. Gli uomini in carcere e le due donne ai domiciliari. Svolta nell’inchiesta sulla truffa delle case comprate dagli acquirenti sulla carta e pagate in anticipo, ma mai ultimate, in località Ghiaccione a Collesalvetti. Sono quattro le ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri mattina dai carabinieri e firmate dal gip Antonio Pirato. Nel mirino sono finiti Attilio Petrillo, 48 anni, la sua compagna Simona Cerrai, 45, Nicola Pagliuca, 54, e sua moglie Letizia Luci, coetanea. Le accuse nei confronti di Petrillo, Pagliuca e Luci sono truffa, bancarotta fraudolenta (per il fallimento della ditta edile Carolina che gestiva i lavori nel cantiere a Colle) e falso. Alla Cerrai invece viene contestato solo il reato di reimpiego del denaro di provenienza illecita in altre attività (fattispecie del riciclaggio). Per questo sono stati sequestrati dai militari dell’Arma dei beni considerati riconducibili alla stessa imprenditrice Cerrai quali un’abitazione in via dei Pelaghi in città, una villa a Civago, in provincia di Reggio Emilia, polizze assicurative, conti correnti e valori. Il tutto per un valore complessivo di circa un milione di euro. La Cerrai inoltre in città aveva gestito due ottiche in via Marradi che poi erano state chiuse e che per i militari erano attività di copertura dell’affare.

Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, la truffa immobiliare ha seguito un percorso ben preciso: recuperare soldi attraverso i versamenti delle persone che avevano comprato la casa (15 famiglie a 200mila euro a persona) e tramite i prestiti chiesti in banca (Mediocredito Trentino Alto Adige spa e San Miniato filiale di Livorno) per poi rinvestire il denaro in attività di copertura. «Secondo la nostra ipotesi di indagine - spiega il capitano Luigi Perri, comandante del Nucleo investigativo - il denaro illecito accumulato dalla Carolina, per essere pulito veniva impiegato in negozi copertura quali le due ottiche Benedo srl e poi Ottica Cerrai, entrambe con sede in via Marradi e tutte le due legate alla Cerrai». È per questo che all’imprenditrice viene contestato il reato di reimpiego del denaro di provenienza illecita in altre attività.

La ditta Carolina era intestata a Luci mentre Pagliuca ne era rappresentante; a Petrillo invece viene contestato di essere imprenditore di fatto. L’indagine è nata un anno fa quando 15 famiglie che avevano comprato sulla carta la casa a Ghiaccione tramite Petrillo, si erano ritrovate con in mano un pugno di mosche. Si tratta di famiglie che avevano investito tutti i loro averi nell’acquisto del nuovo immobile, in qualche caso vendendo anche le vecchie abitazioni. Alcuni di loro, tuttora vivono in gruppo stipati in piccolo appartamenti, a causa delle difficoltà economiche derivate dall’investimento truffaldino. La costruzione delle case a Ghiaccione infatti non è mai stata ultimata, nonostante i soldi per l’acquisto fossero stati anticipati.

I carabinieri ieri hanno eseguito anche nuove perquisizioni: due a Livorno e una a Bologna, nei confronti di tre persone. Si tratta dei due livornesi, accusati di truffa, Daniele Lotti e Gabriele Bracci rispettivamente direttore tecnico del cantiere ed ex direttore di banca di San Miniato, più un altra persona (di Bologna) per ora non inquisita.

Soddisfatti i carabinieri: «È la prima volta che a Livorno viene applicato il sequestro conservativo - dice il comandante provinciale dei carabinieri, Massimiliano Della Gala - provvedimento che viene fatto quando c’è sproporzione tra i beni dichiarati e quelli reali, in presenza però di un reato a monte».

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