Italia
Commissione d'inchiesta sulla Moby Prince Procuratore De Leo: "Già fatta chiarezza"
Il presidente del Senato invia un messaggio al sindaco di Livorno e accoglie una delle richieste del Comitato delle vittime. Francesco De Leo: "Noi pensiamo di aver fatto chiarezza". Il figlio del comandante: "Scriverò a Napolitano" - Il giorno del ricordo
LIVORNO - Il presidente del Senato chiede una commissione d'inchiesta sulle stragi, compresa quella del Moby Prince e il procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo, risponde: «Noi pensiamo di aver fatto chiarezza, nessun commento su altre dichiarazioni».
Nella lettera inviata da Grasso al sindaco Cosimi, il presidente del Senato scrive: «Sono trascorsi 22 anni dal 10 aprile del 1991, quando 140 persone persero la vita nel rogo della Moby Prince, la nave passeggeri che entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada di Livorno, e il ricordo di quella tragedia è ancora vivo e indelebile in tutti noi». Era questa una delle richieste da anni avanzate dal Comitato delle 140 vittime del traghetto.
L'accusa del regista Lucibello: "Sparite le registrazioni del processo"
«Come cittadino e come Presidente del Senato rinnovo la mia vicinanza e il mio affetto alle famiglie colpite, esprimendo il mio più profondo cordoglio per quanti persero la vita in quell'incidente. Le istituzioni e la società civile - sostiene Grasso - hanno il dovere di rimanere al fianco di chi è stato colpito da questo tragico evento facendo chiarezza su quanto avvenuto. Il ricordo di ciascuna vittima può diventare memoria collettiva solo se la verità saprà accompagnare l'operato di chi ha il dovere accertare i fatti come realmente accaduti. La giustizia è l'unica forma di conforto per chi ha perso i propri cari in tragedie di così ampia portata». «È mio auspicio - conclude il presidente del Senato - che il ricordo di questa data possa continuare a parlare forte, sollecitando il rigoroso rispetto delle norme di sicurezza anche al fine di evitare che in futuro si ripropongano analoghi eventi. mi auguro che anche il parlamento sappia contribuire a questo obiettivo, utilizzando tutti gli strumenti a propria disposizione, a partire dalla costituzione di una Commissione d'inchiesta sulle stragi irrisolte del nostro paese».
IL FIGLIO DEL COMANDANTE A RADIO24: "SCRIVERÒ A NAPOLITANO"
"Sarebbe il momento, per rivolgersi agli Stati Uniti, vista anche la vicenda Abu Omar. Pensiamo di scrivere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano". Dai microfoni di "A Ciascuno Il Suo" di Radio 24, Angelo Chessa, figlio del comandante della Moby Prince, sollecita "una volontà politica", per richiedere la collaborazione a Washington sulla nave fantasma Theresa, che era americana. "Questo – dice a Radio 24 - sarebbe il momento opportuno, per rivolgersi agli Stati Uniti", vista anche la grazia appena concessa da Napolitano al militare (J.Romano, ndr) già condannato per il sequestro Abu Omar. I figli dell'ex comandante, una delle 140 vittime dell'incendio di 22 anni fa a Livorno, con una controinchiesta - che ha portato a "nuove risultanze tecniche inequivocabili" - chiedono "con forza la revisione del processo" sul disastro, "falsato fin dall'inizio”. “Gli interessi in ballo dietro il più grave disastro della marina, crediamo – continua a Radio 24 - fossero molto forti. Speriamo che qualche coscienza si svegli". Chessa vorrebbe che "la revisione del processo fosse valutata da altri uffici giudiziari, rispetto a quelli di Livorno", che hanno per due volte archiviato. "Nella controinchiesta, è stata smontata pezzo per pezzo - spiega - le motivazioni tecniche dell'ultima richiesta di archiviazione". Secondo i figli del comandante, dopo quel disastro, "tranne qualche legge non è cambiato molto. Sarebbe necessario - propone Chessa - introdurre la scatola nera obbligatoria su tutte le navi".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

