Il Tirreno

Livorno

Caprilli nel caos il sindaco rischia una causa con Alfea

di Juna Goti
Caprilli nel caos il sindaco rischia una causa con Alfea

La società rivendica la gestione trentennale dell’ippodromo Cosimi: per salvare i lavoratori ci può essere un contenzioso

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LIVORNO. Il rischio che le trattative tra il Comune e la pisana Alfea per la gestione del Caprilli finiscano in tribunale è dietro l’angolo. È lo stesso sindaco Alessandro Cosimi a metterlo in conto davanti al consiglio comunale. «Se la priorità è rimettere al lavoro questi 19 ragazzi – dice riferendosi ai lavoratori della Labronica – qualche rischio andrà corso...». Rispondendo ai consiglieri di maggioranza e opposizione che lo incalzano è anche più esplicito: «O si parla di rimettere al lavoro tutti i dipendenti, senza spacchettarli, o è finito ogni rapporto con Alfea. Ci stiamo organizzando per gestire le corse in modo autonomo. Volete sapere se si può aprire un contenzioso? Sì».

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Il 27 marzo il sindaco ha annunciato in consiglio che il rapporto con Alfea è venuto meno e che l’intenzione del Comune è di fare gestire le corse (per il 2013) direttamente alla Labronica, in attesa che Spil chiuda un accordo con associazioni sportive nazionali (delle quali non ha mai fatto il nome) che vorrebbero il Caprilli dal 2014. Quando scomparirebbe il galoppo.

La Labronica, però, va verso la liquidazione ed è piena di debiti. Non è ancora chiaro come farebbe a gestire le corse senza andare in perdita: se anche i lavoratori si riducessero lo stipendio, come chiede Cosimi, l’ex Unire (forse) verserebbe meno di 40mila euro al mese, circa la metà di quanto dava nel 2010. È lo stesso sindaco a dire che in questa fase delicatissima per l’ippica «non si sa nemmeno con chi parlare al ministero e tra poco cambierà il governo». L’unica certezza è che «abbiamo ottenuto 32 giornate di corse» e che «dobbiamo decidere entro 15 giorni». Corsa contro il tempo...

Fatto sta che quando Cosimi ha preso le distanze da Alfea, i vertici della società hanno spalancato gli occhi e ricordato subito che «il 27 giugno 2012 l'amministrazione, con determina del dirigente dell’ufficio Sport, ha integralmente accettato la nostra dettagliata offerta», deliberando di “affidare la concessione a Alfea spa secondo le condizioni da essa proposte e confermate in sede di trattativa privata che con il presente atto vengono accettate”. «La proposta accettata – ricorda oggi il direttore generale di Alfea, Emiliano Piccioni – prevedeva la gestione della stagione 2012 in regime di affitto di ramo d'azienda e la successiva concessione trentennale del Caprilli». «Ognuno – taglia corto – si prenderà le proprie responsabilità. Sui lavoratori siamo sempre stati chiari: riprenderli tutti è impossibile. Negli ultimi giorni abbiamo avuto contatti col Comune per lavorare ad alcune ipotesi, dopodiché se il sindaco ritiene che sia meglio la strada del contenzioso ci adegueremo». A buon intenditor...

Cosimi in consiglio sostiene che rispetto alla firma di quella determina siano «mutate le condizioni» e cita l’ultima lettera in cui Alfea avrebbe parlato di crisi irreversibile dell’ippica. «Ma la società – lo incalza Tiziana Bartimmo (Rifondazione) ha sempre parlato dell’assunzione di una decina di operatori, perché allora il Comune si è impegnato per 30 anni?». «Non può continuare a venire senza nomi e atti», rincara Marco Cannito (Città Diversa). Poi: «È vero che esiste un lascito testamentario con un vincolo?». In sostanza, al Caprilli si può fare altro dalle corse?». «Non lo abbiamo mai trovato, non c'è nessun elemento che vincoli l'area», chiarisce Cosimi.

E mentre Lamberto Giannini (Sel) presenta un’interpellanza per fare chiarezza sull’atto, l’altolà più pungente arriva da Vladimiro Del Corona (Pd): «Vogliamo una garanzia marcata col fuoco che non ci saranno ricadute giuridiche sui consiglieri per la rottura con Alfea, altrimenti la giunta faccia le sue scelte». Cosimi si arrabbia: «Il consiglio ha chiesto un impegno a ricollocare tutti i lavoratori, politicamente questa assunzione di responsabilità vale per tutti. Altrimenti chiedetemi di gestire la Labronica come fosse un'azienda normale: la legge ci dice che possiamo chiuderla senza responsabilità, se non etiche. Noi non l’abbiamo mai pensato. Mi sento impegnato moralmente e politicamente a trovare una soluzione». Alla fine l’ex sindaco Gianfranco Lamberti ha chiesto formalmente una «riunione riservata perché il direttore generale ci porti tutte le carte».

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