Quel porto “provvisorio” che ha beffato Livorno
Viaggio tra i moli di La Spezia dove gli unici regali alle compagnie sono una banchina infilata tra binari e container e un rendering datato 2017
NOSTRO INVIATO A LA SPEZIA. Il giorno dopo la grande festa, sul viale Italia spezzino che come il nostro costeggia il lungomare, sono rimasti due teloni di trenta metri che danno il benvenuto ai crocieristi nel golfo dei poeti, con le immagini delle Cinque Terre e il rendering di come sarà il porto nel 2017. Le locandine dei giornali liguri celebrano l'inizio di un nuovo business per la città mentre centinaia di bandiere sventolano sui lampioni e ricordano che a ottobre tornerà la festa della marineria.
Dietro ai teloni si nasconde la vecchia palazzina della dogana, ristrutturata in appena 10 giorni e trasformata in terminal provvisorio. Da lì il molo Garibaldi con i suoi 620 metri di lunghezza, l'asfalto appena rifatto, i 36 parabordi in gomma, le 39 bitte d'ancoraggio, le otto scalette di sicurezza in acciaio inox, i centinaia di posti-bus, si scorge appena. Per arrivarci bisogna fare lo slalom tra i binari della ferrovia che affianca il porto toccando praticamente ogni terminal, in un groviglio di new jersey provvisori, cartelli mobili, deviazioni, sbarre e varchi che compaiono in mezzo a muraglioni di container. E' quello il primo panorama offerto dai finestrini dei pullman ai 600 turisti della Costa Classica che domenica ha inaugurato il nuovo scalo aprendo la stagione del boom spezzino. In quei fotogrammi quotidiani di porto mercantile presto passeranno anche i 3700 visitors della Costa Pacifica e poi i 3800 della Costa Favolosa, quelli della Liberty of Seas e della Serenade, i giganti della Royal Caribbean che abbiamo visto tante volte sulle nostre banchine e poi quelli del gruppo Aida, e i passeggeri delle altre navi del gruppo Carnival, dalle Disney Cruise alle Saga Shipping fino alle Ibero Cruceros.
In totale 246mila persone secondo le stime che l'Autorità Portuale spezzina ha calcolato finora, un quarto di quelle passate da Livorno nel 2012, ma anche sei volte i 40mila passeggeri che erano transitati l'anno scorso sulle banchine della città ligure. Perché?
La risposta più che dal viaggio all’interno del porto, dei suoi piazzali, dei suoi moli arriva da quello nella portualità di questa città, votata storicamente ai container e d'improvviso convinta, con le buone o con le cattive, che doveva esserci spazio anche per i passeggeri.
Il famigerato molo Garibaldi, che fino a pochi mesi fa era un’area multipurpose, è stato trasformato consentendo di dotare il porto spezzino di una banchina per le navi passeggeri che fino ad ieri potevano sostare soltanto in rada e infatti se ne stavano tutte alla larga da qui.
La soluzione è transitoria, ripetono a Livorno in una sorta di mantra invocante la fine di questo stillicidio che sembra un incubo da cui prima o poi ci si dovrà pur svegliare. Ma intanto quella soluzione transitoria, come transitoria è la collocazione del terminal crociere nella vecchia palazzina della dogana e come transitorio è quello slalom dei pullman tra i container per uscire dal porto, ha convinto Royal Carribean e Costa, due dei principali armatori del mondo a lasciare il certo per l’incerto, Livorno porta della Toscana, per La Spezia nuova porta della Toscana dell’Emilia e della riviera di Levante, il bell’impatto della Fortezza Vecchia per il muraglione di contenitori. E ancora: banchine conosciute che tra mille problemi non hanno mai tradito, per banchine transitorie che saranno sostituite da altre che - giura il presidente della Port Authority Lorenzo Forcieri, il deus ex machina del boom - verranno. Quando? Nel 2017.
E’ questo che soprattutto lascia perplessi, se non addirittura allibiti: questa fuga dei giganti del mare da Livorno non appena si è creata un’opportunità di ormeggiare altrove e vendere in uno scalo diverso dal nostro, una tappa nel basso mar Ligure, che poi per il turista significa ancora, soprattutto, la Toscana.
Come ammette Forcieri, «La Spezia ha accelerato, anche forzato i tempi, davanti a quest’occasione di sviluppo». Ma resta il grande punto interrogativo su ciò che intende per occasione. L’occasione è l’accordo raggiunto tra Port Authority e Speter, il terminalista che gestiva il molo Garibaldi, e che ha accettato di trasformarlo in banchina passeggeri? Divenuta doppia occasione grazie all’altro accordo che senza attriti per ora ha lasciato nelle mani della Speter la gestione dei passeggeri che invece era sempre stata nelle mani della La Spezia Cruise Facility, una sorta di Porto 2000 privata, estromessa dal business? O forse l’occasione era l’esasperazione degli armatori per la situazione livornese che altro non aspettavano che un’alternativa?
In una lunga chiacchierata in cui cerca di evitare di parlare del nostro porto, Forcieri alla fine ammette che dagli armatori, a Miami come in Italia, ha sentito ripetutamente parlare di «difficoltà operative e richieste non accolte a Livorno». Programmazione, liti per le banchine e la gestione passeggeri, concorrenza ai tour operator? In questo cocktail di fattori l’Authority spezzina ha visto l’avversario zoppicante, il varco in area e col cinismo del bomber ha iniziato a segnare gol. Alla fin fine riuscendo a vendere alle compagnie soltanto una banchina, sì enorme, sì risistemata, ma niente di più, se non la partenza al tramonto davanti a Porto Venere, una cartolina per i turisti che da sola però non può bastare, così come la cartolina del rendering del porto 2017. E’ qui che Livorno deve interrogarsi e magari prendere appunti guardando ai conflitti interni che nel golfo dei poeti magicamente sono stati redenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google