Il presidio
«Non possiamo più essere ostaggio dei conflitti interni»
Ok al documento di Del Corona: un tavolo di confronto La politica chiama in causa l’Authority e anche la Regione
LIVORNO. Incubo La Spezia. Dopo la fuga di altre 32 navi - o meglio toccate - nel porto ligure, queste due parole sono rimbalzate sui banchi del consiglio comunale alle prese con i problemi di sempre, ancora a caccia di soluzioni. Ieri i consiglieri hanno approvato (contrari solo Amadio e Russo, astenuto il resto del Pdl) il documento nato dal lavoro della terza e settima commissione e illustrato da Vladimiro Del Corona (Pd). Nell’atto si chiede la «tempestiva» formazione di un tavolo istituzionale (Comune, Provincia, Camera di commercio, Regione, Authority) che sottoscriva un protocollo di intesa per gestire questa fase delicata e chiarire l'utilizzo degli accosti 46 e 47 dell'Alto Fondale, diviso tra Compagnia e Porto 2000.
«Il trasferimento a La Spezia di navi da crociera – si legge – rappresenta un grandissimo campanello di allarme». Servono «interventi immediati, non più rinviabili, che concretizzino quanto già fissato nel Pot con la zonizzazione». La lista è sempre la stessa: escavi, concessioni per Molo Italia, trasferimento del Tco, costruzione della struttura prevista all’Mk, ristrutturazione dei piazzali all'Alto Fondale e alla Calata Orlando, realizzazione della Stazione crociere. «Non è più possibile – si legge – tentennare o restare ostaggio di conflitti interni tra operatori. È il tempo delle responsabilità: la gestione di questo processo è a carico dell'Autorità portuale».
Un assist per Gianfranco Lamberti (Confronto) che lancia la palla verso il presidente dell’Authority: «Quando leggo che Gallanti resta meravigliato perché non si era accorto di niente, mi meraviglio della meraviglia». E lo chiama in causa col governatore della Toscana, Enrico Rossi: «Gallanti non perda tempo e non faccia litigare i nostri ragazzi sulle banchine, Rossi ci dica se c'è un interesse reale per il porto e cosa intende fare con la Porto 2000. Se si perde altro tempo si aiuta La Spezia». I missili in direzione di Palazzo Rosciano non partono solo dall’opposizione. La consigliera del Pd Arianna Terreni, che lavora nel settore turistico, spera che Gallanti firmi l’ordinanza a protezione delle crociere: «Perché stiamo ancora aspettando che un ligure faccia una scelta a favore di Livorno? Dobbiamo pretendere una programmazione allettante, a lungo termine per le compagnie: non possiamo permetterci di perdere altro». E cita De Gregori: «Attenzione a stare all'incrocio dei venti che si brucia vivi. Chi non riesce a prendersi responsabilità faccia un passo indietro: vogliamo spazio per le crociere».
Il confronto è serrato. Lorenzo Cosimi (Rifondazione) ricorda che «anche nel settore commerciale è un battere sangue» e chiede il dragaggio del Molo Italia lato nord, la chiusura delle porte Vinciane, l’escavo del canale di ingresso. «Possiamo fare tanti bei discorsi, ma se non c'è questo…». Anche lui punta il dito sulle responsabilità dell’Authority, compresa l’era Piccini (oggi alla guida della Porto 2000). Ma come evidenziato sul Tirreno dall’agente marittimo Guido Fanfani, la perdita delle navi non è riconducibile solo al problema dell’Alto Fondale. Fanfani divide: c’è chi chiede di verificare se davvero la Porto 2000 faccia concorrenza sleale nella vendita dei pacchetti turistici e chi dice che è solo un agente che «fa gli interessi suoi e della Compagnia».
Resta il fatto che «Livorno ha sottovalutato La Spezia». Lo grida Bruno Tamburini (Pdl): «Siamo abituati a considerarci l'ombelico del mondo, ritenevamo impossibile che la nostra città potesse subire un affronto simile da un porticciolo militare. Ho lavorato per otto anni a La Spezia: ho visto come ragionano, come operano, se hanno detto che costruiranno la Stazione marittima lo faranno, non ci saranno comitati di turno o contrasti a rallentare i lavori. Il rischio reale è che fra qualche anno La Spezia ci affondi». Lamberto Giannini (Sel) sbraccia per «frenare al più presto l'emorragia di traffici: non si capisce come La Spezia, più lontana dai centri turistici e meno attrezzata, riesca ad avere sempre di più».
Uno degli uomini chiave delle banchine, il presidente della Compagnia Enzo Raugei (Pd), prende la parola quasi per ultimo, una sola volta. Lo fa per ricordare che «anche Carrara si sta attrezzando, non è da prendere sotto gamba». Poi dice che «alla fine i lavoratori della Compagnia e della Porto 2000 faranno il loro lavoro, senza scontri». «Il punto - chiude - è trovare un equilibrio nella fase transitoria: spezzo una lancia in favore dell'Authority che si sta adoperando perché si arrivi a un accordo». È l’unico a farlo: «chi non sa scegliere ceda il posto», dice Andrea Romano (Idv) riferendosi a Gallanti; «io avrei la dignità di dire non ce la faccio», rincara Marco Cannito (Città Diversa).
«Ma non facciamo finta che a Livorno siano scesi i marziani – interviene Attilio Palmerini (Pdl) – negli ultimi 50-60 anni da chi è stato gestito il porto? A La Spezia il presidente della Liguria quando c’è da inaugurare una banchina arriva con la banda, a Livorno Rossi mi sembra un po’ assente».
Il Pdl ha presentato un documento a favore della privatizzazione della Porto 2000, che ha visto però distinguo nello stesso gruppo. «Abbiamo sotto gli occhi un panorama desolante – chiude Marcella Amadio – non vedo iniziative concrete per far ripartire lo scalo: abbiamo mandato Piccini – attacca – a fare danni anche alla Porto 2000? Altro che porta del Mediterraneo, siamo un pertugio... Nel 1999 l’Authority ci dette un fascicolo sui porti concorrenti: oltre a Civitavecchia c'erano già quelli liguri. Ce lo possiamo permettere, oggi, il lusso di stupirci?».
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