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«Stop al nuovo ospedale non è più una priorità»
Si riapre la battaglia politica sulla struttura a Montenero. Sel lancia l’altolà «In verità non rientra nei piani della Regione e non c’è copertura finanziaria»
LIVORNO. «Il segretario del Pd, De Filicaia, ci rassicura che per il nuovo ospedale non ci saranno ripensamenti e si partirà a breve con la realizzazione», ma «se in passato aveva dubbi, oggi siamo contrari alla costruzione della nuova struttura e pienamente convinti che non ci sia la copertura finanziaria perché questa operazione non rientra nei piani della Regione». A scriverlo sono il segretario di Sel, Andrea Ghilarducci, e i vendoliani Andrea Cionini e Gino Palmieri. In altre parole i vertici del partito che, in teoria, dovrebbe correre col Pd alle prossime amministrative.
Sulla realizzazione del nuovo ospedale la partita politica sembra essersi riaperta. Lo dicono le parole dell’ex sindaco Gianfranco Lamberti (nell’articolo a lato) che sul no alla struttura ha costruito - è vero - una campagna elettorale, ma ora fa notare che nello stesso documento partorito due giorni fa dalla segreteria del Pd si chiede «chiarezza sui finanziamenti per la realizzazione dei nuovi ospedali in area vasta e in generale per gli investimenti patrimoniali».
Così oggi anche Sel lancia l’altolà. «L’intervento – scrivono Ghilarducci e i suoi – sarebbe finanziato con fondo di rotazione regionale, anticipando i soldi (130 milioni) che dovranno essere restituiti dalla Asl dopo la vendita degli immobili di proprietà. Il resto, circa 200 milioni, sarà col project financing, che rischierà solo di ridurre la qualità del servizio legato ad appalti decennali: mensa, manutenzioni, pulizie, forniture del materiale. Dopo quanto accaduto in altre regioni per gli scandali degli appalti nella sanità, riteniamo che si debba essere molto cauti...».
Poi il nodo urbanistico: «Non c’è certezza sui ricavi dalla vendita degli immobili da alienare, perché quando è stato deciso l'avvio dell’operazione, nel 2009, si era solo all'inizio della gravissima crisi dell'edilizia. Gli unici che non se ne rendevano conto – attaccano i vendoliani – erano il sindaco Cosimi e la direttrice Calamai, tanto che il tentativo di vendere alcuni immobili dell'Asl 6 è miseramente fallito per due motivi: il primo è che la destinazione d'uso sanitario non rende il bene appetibile il secondo è la stasi del mercato immobiliare. Se qualcuno pensa di smuovere l'economia cittadina con una operazione così rischia di affossarla: Livorno ha bisogno di ben altro, di ripensare il suo sistema economico industriale possibilmente legato alle nuove tecnologie, al porto e alle sue infrastrutture, al turismo e alla riqualificazione del centro. Il nuovo ospedale – chiudono – rischia di diventare un ecomostro sulla collina di Montenero: sul viale Alfieri si parla di un polo scolastico, ma vorremo capire con quali risorse».
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