Il Tirreno

Livorno

La caserma diventa la camera ardente

di Lara Loreti
La caserma diventa la camera ardente

Centinaia tra colleghi e amici per rendere omaggio a Davide Carlesi, il vigile del fuoco morto durante un’esercitazione

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LIVORNO. Non solo in divisa. Ad accogliere Davide Carlesi ci sono molti colleghi che si sono riuniti in caserma, pur liberi dal servizio, per salutare il pompiere “che non diceva mai di no”. Quello che non si tirava mai indietro. E che «quando ci fu la chiamata per il sisma di L’Aquila, dopo un’ora era già pronto, con Trilly, l’unità cinofila, al guinzaglio», come ricordano i colleghi. Sono le 20 di ieri quando la salma del vigile del fuoco di 51 anni, morto venerdì nel fiume a Lucca durante un’esercitazione con il Saf, il nucleo Speleo alpino fulviale di cui faceva parte, arriva in via Campania, al Comando provinciale dei vigili del fuoco. Lo aspettano decine di colleghi che si fanno forza e cercano di stare vicini alla famiglia. Ci sono la compagna Rossana, con la quale Davide aveva un bimbo di 6 anni e con cui viveva in via Adriana, e le figlie avute dalla prima moglie, le gemelle Beatrice e Camilla. Davide lascia nel dolore anche la madre Corrada e la sorella Letizia. «Era un uomo molto affettuoso - ricorda commosso il suo migliore amico e collega, Luca Bacci - diceva sempre che aveva quattro figli, voleva un bene dell’anima anche al bimbo della compagna che considerava suo».

Per la prima mezzora dopo l’arrivo del feretro, la famiglia viene lasciata sola nella palestra della caserma con il defunto: un momento di raccoglimento che nessuno osa violare. Poi, i pompieri cominciano a sfilare in punta di piedi e si avvicinano alla bara. Attimi di doloroso silenzio, interrotto solo dal pianto struggente della vedova. A portare omaggio alla salma di Carlesi, accompagnata in città dalla Svs, ci sono anche diversi colleghi del comando di Lucca. La tragedia ha colpito nel profondo anche loro. Ai piedi della bara, fiori e una foto di Carlesi in servizio. Sullo sfondo invece, il casco del pompiere e la bandiera tricolore. La camera ardente resterà aperta fino a martedì, quando, alle 10.30, avrà inizio la cerimonia funebre in caserma. Al funerale saranno presenti il capo del Dipartimento e il capo del Corpo, che giungeranno da Roma.

«Ha salvato tante vite, col Saf era stato anche in Emilia e al Giglio», dice Luca Bacci, che con Carlesi ha condiviso quasi 30 anni di servizio e di cui sei nel Nucleo cinofili, che loro due avevano organizzato insieme nel 2004. «L’ultima volta l’avevo sentito in paio di giorni fa - ricorda Bacci - Io ero a Prato per un’esercitazione con i cani. Lui mi disse: “La prossima volta vengo anche io”». Pompiere dal 1986, Carlesi aveva lavorato a Novara, Livorno e Piombino e poi da caposquadra a Prato, comando che amava molto. Poi era tornato in città e da 2 anni prestava servizio al distaccamento di Piombino.

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