Il Tirreno

Livorno

Presi gli spacciatori di Guglia e stazione

di Lara Loreti ; di Lara Loreti

Sette ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla polizia: tagliavano la roba con gesso e intonaco. Un etto a settimana

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Cocaina, eroina, hashish ma anche metadone, con ricette mediche trovate nelle vetture degli spacciatori. Roba di bassissimo livello, tagliata con sostanze come gesso e intonaco. Un’attività di spaccio giornaliera e continua, nelle zone della stazione e della Guglia. Sette le ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri mattina dalla squadra mobile, nei confronti di altrettante persone. Tutti italiani e un albanese. Persone individuate dalla polizia dopo tre anni di indagini, fatte di appostamenti ma anche di intercettazioni telefoniche. Un lavoro duro e lungo, svolto dalla sezione Antidroga, che ieri ha portato i suoi frutti. «Una ripulita a due quartieri - commenta il dirigente della squadra mobile Marco Staffa - che ne avevano bisogno». Non si tratta di un traffico di droga di grandi dimensioni, ma di un flusso medio e incessante. Un ritmo di 10-15 grammi alla volta, 15 euro a dose, con una media di guadagno di 5-600 euro a settimana (un etto di sostanze smerciate). La polizia ha identificato anche 17 acquirenti, che sono stati segnalati alla prefettura come consumatori.

Ordinanze di custodia cautelari. In manette sono finiti Michele Grotta, napoletano di 50 anni, Marzia Marmeggi, livornese di 44, Lorenzo Di Francesco, livornese di 23, Claudio Piroli, livornese di 41, suo fratello Giulio Piroli, nato a Cosenza ma residente in città, 47 anni. Ai domiciliari invece, Ermal Zina, albanese di 34 anni mentre Barbara Cucchiara, livornese di 33, ha l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Sono state, inoltre, eseguite quattro perquisizioni sia personali sia domiciliari nei confronti di altri quattro livornesi, solo denunciati.

Le due zone dello spaccio.

Tutto alla luce del sole, di giorno, per strada. In primis, nel cuore dello smercio della droga, la Guglia, storico ritrovo di persone che gravitano intorno agli stupefacenti, soprattutto eroina e metadone. Non a caso l’indagine della mobile è stata soprannominata “Operazione Guglia”. In base a quanto emerso dalle indagini della polizia, capofila dell’attività svolta in piazza Barriera Garibaldi, era la coppia Michele Grotta e Marzia Marmeggi, attivi nello spaccio di ogni genere di sostanza. Con una clientela varia, ma composta per lo più da livornesi dai 20 ai 50 anni.

L’altro quartiere dello spaccio individuato dalla polizia è quello della stazione e delle Sorgenti, zone sotto l’influenza dei fratelli Piroli, Giulio e Claudio. Secondo quanto emerso dall’indagine, erano loro i boss di quell’area. Ben noti ai tossici, i due secondo la polizia gestivano il traffico grazie alla collaborazione di vari complici. In questo caso, lo spaccio avveniva per lo più di sera, nei giardini della stazione e in via Donnini.

Pessima qualità della roba.

Gesso, addirittura intonaco, mannite e mannitolo. Sostanze di pessimo livello per tagliare stupefacenti di qualità già bassa. Tanto da suscitare anche le proteste dei tossici più “esperti”, come emerge dalle intercettazioni analizzate dagli investigatori. Questo vale per la cocaina, ma che per l’eroina e l’hashish. Roba, per questo, ancora più pericolosa per la salute dei consumatori.

Intercettazioni. Sono state fondamentali per incastrare gli spacciatori, così come lo sono state misure speciali come l’arresto e i sequestri ritardati. Lo sottolinea il capo Marco Staffa: «Le intercettazioni sono state fondamentali: sono uno strumento tecnico che spesso viene messo in discussione, ma che sempre si rivela preziosissimo. Lo spaccio a Livorno è un problema oggettivo e vivo quindi ogni azione per contrastarlo è importante».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web