Vigili urbani meno amati dai livornesi
Chi ha i capelli diradati e bianchi forse ricorda che tanti anni fa, nei mitici Sessanta, era usanza, con l'avvicinarsi del Natale, donare un panettone o una bottiglia al vigile urbano che stazionava in mezzo agli incroci, spesso su una pedana tonda, per regolare il traffico, come un semaforo umano. Scene di mezzo secolo fa. In quell’epoca i carabinieri erano protagonisti di barzellette conosciutissime, la più famosa recitava: “Perché i carabinieri viaggiano in coppia?”. La risposta era: “Perché uno sa leggere e l'altro sa scrivere".
Due modi di rapportarsi alle autorità in divisa lontani anni luce dall'odierna quotidianità.I vigili urbani erano amati e rispettati, chiamati con nomignoli che li avvicinavano ai cittadini (il ghisa a Milano, er pizzardone a Roma e così via), mentre i carabinieri erano considerati il braccio operativo di uno stato oppressivo e ottuso. Oggi le parti si sono invertite.
Merito certo dell'Arma che con ferrea determinazione impostata sui tempi lunghi, ha investito sulla formazione del proprio personale e anche su precise strategie di comunicazione, oggi diremmo di marketing. Tanto che i carabinieri sono in testa nelle classifiche delle istituzioni che godono della fiducia delle persone comuni. Al contrario la Polizia municipale è precipitata, anno dopo anno, tra le categorie più mal sopportate se non disprezzate e inveite. Il caso del barista del bar Pollicino ammanettato e arrestato dopo un diverbio è sintomatico.
Centinaia di commenti su facebook e siti web, decine di lettere, migliaia di chiacchiere negli uffici e nei locali: non una voce ha solidarizzato con la municipale. E non si è trattato soltanto dei soliti commenti anonimi. Stavolta tantissimi hanno firmato con nome e cognome, manifestando così un livello di distacco dall'istituzione che non teme di metterci la faccia. A ulteriore sottolineatura del clima imperante, è sintomatico che le stesse autorità comunali non si siano espresse mentre tra i consiglieri di palazzo civico si manifesti piena comprensione per il comune sentire dei cittadini.
Come è potuto accadere che diventino oggetto di tanta ostilità il corpo di polizia più vicino alla comunità e i suoi uomini che spesso per un'intera vita lavorativa passano le giornate tra la propria gente?
È una domanda scomoda e spiacevole ma che è opportuno porsi senza far passare ancora qualche decennio. Non farlo, rischia di produrre un inasprimento della contrapposizione con conseguenti derive pericolose. Chi - con la divisa o senza - per troppo tempo si sente isolato e vittima, rischia di assumere atteggiamenti che forzano i poteri conferiti dalla legge se non del tutto fuori dalla legge.
Certo, comminare multe a ritmo sfrenato non aiuta, così come avere atteggiamenti arroganti o inutilmente autoritari durante i controlli e neppure rispondere alle richieste dei cittadini col burocratichese del peggior impiegato comunale. Trattare con le persone è un'arte difficile che s'impara studiando in corsi specializzati, non certo masticando chewing gum con i Rayban a specchio.
Ma, soprattutto, il rispetto e l'autorità si conquistano dimostrandosi efficienti, capaci di aiutare le persone per bene anche quando stanno sbagliando, riducendo al minimo la tensione sociale. E solo dopo aver fallito tutti i tentativi per risolvere una situazione tesa, tirando fuori le manette.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google