Il Tirreno

Livorno

Uffici chiusi da 4 anni ma c’è ancora la luce

di Giulio Corsi

Un’altra struttura abbandonata a Monterotondo tra mobili nuovi, libri, neon e condizionatori funzionanti

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LIVORNO. Chissà quanto costano al portafoglio della nostra Asl gli impianti di climatizzazione, le luci al neon, l'arredamento, il materiale tecnologico.

La domanda c’era sorta spontanea dopo il viaggio che avevamo fatto lunedì al terzo piano dell’ex sede aziendale di Monterotondo, fatta murare l’indomani dal direttore generale Monica Calamai, in cui avevamo trovato porte in vetro e alluminio nuovissime, videoproiettore, condizionatori, scrivanie e armadi dimenticati in uffici ormai evacuati.

Ieri un altro viaggio sul colle dell’Asl e un’altra scoperta: altre scrivanie, altri condizionatori, e poi lampadari e luci al neon, libri e librerie. Che ci hanno riacceso la stessa domanda: quanto costa al portafoglio dell’Asl e dunque al nostro, tutto quel materiale? E con quale criterio esso, pur non essendo in taluni casi mai stato utilizzato, viene lasciato ad ammuffire in stanze che non vedono passare un solo impiegato da anni?

Nel nostro tour a Monterotondo, stavolta abbiamo evitato la sorvegliatissima villa Rodocanacchi e abbiamo virato per la costruzione attigua, scoprendo con una facilità disarmante un'altra pagina di sprechi di denaro pubblico. Che in calce porta la medesima firma: Asl 6.

La struttura che abbiamo potuto ammirare, senza violare alcun divieto ma semplicemente aprendo una porta a vetri e salendo una rampa di scale, è la palazzina di proprietà dell’azienda che si trova all’interno del recinto gestito dal circolo ricreativo. In quell’edificio - che da almeno vent’anni ospita al pian terreno la palestra del circolo - si sono susseguiti una serie di uffici. L’ultimo è stato l'unità operativa di igiene e organizzazione dei servizi sanitari, che però a fine 2009 è stata trasferita in viale Alfieri.

Da quel trasloco sono passati quasi quattro anni. Ma in questi quattro anni ci si è dimenticati un bel po' di materiale che sicuramente avrebbe potuto far comodo altrove. E che magari è stato riacquistato.

Appena superato l’ultimo gradino delle scale ci accoglie una bella libreria piena di volumi: tomi di giurisprudenza fiscale e amministrativa. I fascicoli non si contano: piani sanitari, relazioni aziendali. C’è buio e istintivamente proviamo ad accendere l’interruttore. Magia dell’Asl: l’energia elettrica è ancora allacciata dopo quattro anni dalla chiusura degli uffici. Un grande porta-neon nuovissimo illumina la stanza a giorno. Andiamo in bagno e scopriamo che funziona anche l’acqua. Calda e fredda. Alziamo gli occhi e nel corridoio ecco un’altra bella sfilza di neon. Attaccati alle pareti tre condizionatori Fujitsu sono rimasti lì, agganciati ai rispettivi motori piazzati sulla grande terrazza. I vetri delle finestre sono rotti. Forse qualche visitatore che ci ha preceduto, forse il vento che li ha fatti sbattere. In una stanza c’è una bella scrivania in rovere moro, i fogli con gli appunti ancora sopra. In un’altra, un ufficio praticamente mai usato: cassettiere che a infilarci il naso profumano ancora di nuovo, portafascicoli, scrivania, armadio con vetrina. Usciamo e ci sorge la terza riflessione: chissà quanto di questo materiale, negli ultimi 4 anni, è stato comprato dimenticandosi che si poteva attingere dagli uffici trasformati in magazzini di Monterotondo... E quanto si poteva risparmiare.

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