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Il barista arrestato cerca testimoni
Il giudice dispone l’obbligo di firma ma il processo è rinviato al 19 aprile. Intanto il Pollicino di via Marradi riapre
LIVORNO. «Mai successa una cosa del genere». È rammaricato Giovanni Villa, livornese di 56 anni, titolare del bar “Pollicino” di via Marradi 193, arrestato giovedì pomeriggio dai vigili dopo una discussione per una buca contro la quale il commerciante combatte da mesi. È perplesso per l’avventura vissuta fuoir dal suo negozio e si sfoga con il suo avvocato Massimo Tuticci, che lo rappresenta nel processo per i reati di lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Ieri alle 14.30 il barista s’è presentato in tribunale per la direttissima, dopo aver passato il pomeriggio e la notte agli arresti domiciliari. In realtà, il processo è stato rinviato al 19 aprile in quanto l’avvocato ha chiesto i termini a difesa. L’arresto è stato convalidato e ora Villa ha l’obbligo di firma presso i carabinieri, quindi ogni giorno deve presentarsi in caserma e firmare. Così facendo sarà “libero” di riaprire il bar che, dal momento dell’arresto, giovedì pomeriggio, è rimasto chiuso. Quando il barman è stato arrestato, aveva ancora il grembiule rosso addosso e le chiavi in tasca. Per chiudere il locale è dovuta intervenire Cinzia, la pasticcera del negozio accanto, che si è prestata ad aiutare il collega.
Intanto l’avvocato Tuticci ha preso tempo per organizzare il suo lavoro: «Voglio studiare le carte, capire come sono andate le cose e raccogliere eventuali testimonianze - spiega l’avvocato Tuticci - Cercheremo di risolvere la situazione nel migliore dei modi». Villa è giù di tono. Lo spiega il suo legale: «Questo fatto non doveva capitare - dice - Il mio cliente non è certo abituato a episodi del genere, tutt’altro: si è trovato coinvolto in una situazione che n on rientra nella sua quotidianità e che non avrebbe mai immaginato».
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