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«Da cardinale si spostava col bus»
Parla don Gustavo Riveiro, parroco di Banditella, originario di Buenos Aires
LIVORNO. «Lui è l’arcivescovo che, quando doveva andare nelle parrocchie a celebrare le cresime, non si presentava con l’auto blu ma arrivava con il bus di linea o con la metropolitana, con i paramenti nella borsa». La fotografia la scatta don Gustavo Riveiro, parroco di Santa Lucia, la chiesa di Banditella e Antignano: viene da Buenos Aires, la stessa arcidiocesi del nuovo Papa.
Nella nostra zona sono tre i sacerdoti cattolici di origine argentina: a Rosignano c’è don Willy Bianco (anni fa in servizio a Salviano), a Guasticce c’è don Giorgio Splendido («no, non conosco il nuovo Papa, sono venuto via dall’Argentina nell’89»).
Don Gustavo racconta che lui e mons. Bergoglio si sono salutati qualche volta a Buenos Aires: «ma non posso dire di conoscerlo bene, io lavoravo alla pstorale del turismo all’inizio degli anni ’90, prima che lui diventasse titolare dell’arcidiocesi. Semmai conosco alcuni fra i suoi stretti collaboratori, sacerdoti miei amici. E conosco il suo stile, lo slogan con cui si è presentato ai fedeli della sua diocesi: “Lontano dal potere, vicino alla gente”».
Don Riveiro parla del nuovo Papa come di «un uomo di gesti austeri e soprattutto di un uomo normale: abitava in un condominio, andava a giro nelle favelas: non ha paura del contatto con la gente». E aggiunge: «Non è forse vero che il suo nome è già tutto un programma? A san Francesco il Cristo di San Damiano chiede di andare a ricostruire la sua casa, cioè la sua Chiesa: è questo che ha di fronte. E fa un gesto di umiltà: chiede ai fedeli di pregare per lui».
Il Papa che viene da un Paese lontano, come diceva Wojtyla: anzi, più lontano ancora. Dall’altra parte del mondo, come ha detto lui appena eletto. «Gesù Cristo – dice don Gustavo – ci ha mandato alle genti del mondo, le nazionalità sono una invenzione umana: basta prendere una mappa dell’Europa di fine Ottocento per accorgersi che è tutto diverso. Segno che l’Italia è finita fuori dal radar anche per il Vaticano?
«L’Italia – dice il parroco argentino – non è ai margini né lo sarà mai: insieme all’inglese ho iniziato a studiare l’italiano perché volevo capire l’opera. Lo sa qual è il problema dell’Italia? Deve rincuorarsi e rimettersi in piedi per ripartire con coraggio togliendo quelle trappole che gli italiani stessi si sono messi sul cammino. Sono gli italiani che hanno bisogno di credere nell’Italia».
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