«Mi ha aggredita ma scarceratelo». La lettera choc di Veronica
Pubblichiamo il testo integrale della lettera che la donna accoltellata dall’ex fidanzato aveva scritto al Tirreno il 4 febbraio, un mese prima di essere nuovamente aggredita dall’uomo
Il 4 febbraio, Imed Hamid - l’uomo che l’altro giorno ha accoltellato la sua ex fidazata - era in galera. Lo avevano arrestato dopo che ripetutamente aveva aggredito la donna e minacciato di morte la figlie di lei. Veronica Franceschi era stata curata al pronto soccorso e lì aveva raccontato la vicenda ai poliziotti di guardia. Scattata la denuncia ,la polizia era subito intervenuta arrestando l’ex fidanzato violento. Eppure, pochi giorni dopo il fermo, la donna scrive una lettera aperta al Tirreno per chiedere che venga scarcerato. Un documento terribile che testimonia una storia di continue violenze ma anche di prostrazione psicologica della vittima. Oggi, dopo l’accoltellamento della donna pubblichiamo il testo integrale della lettera.
Buon giorno sono la ragazza di cui è stato scritto l'articolo sullo stalking del tunisino. Vorrei dire i fatti come sono veramente avvenuti e non come sono stati scritti da voi.
Il ragazzo prima di tutto non è tunisino ma algerino abbiamo avuto una discussione il giorno 28 dicembre 2012 in via della Coroncina dove lui per gelosia ha perso il controllo sbattendomi la testa contro una saracinesca. Presa dalla paura della sua ira, sono scappata in piazza Guerrazzi dove sono stata raggiunta da lui che continuava a minacciarmi di sfregiarmi il viso se io avessi raccontato tutto.
Fatto sta che mi sono recata al bar Tirreno in via Grande dalla mia mamma, dove poi ho avuto una presincope causata dal nervoso e dal trauma cranico, come riferito dai fogli del pronto soccorso dove poi ho sporto denuncia.
Il giorno seguente il 29 dicembre 2012 mentre percorrevo con mia madre e la mia bambina di 19 mesi via Pannocchia vicino alla mia abitazione, mi raggiungeva il mio ragazzo (che avevo lasciato il giorno prima per quello che aveva fatto) pretendendo di parlare con me. Presa dalla paura ho cercato di allungare il passo ma lui mi ha continuata a minacciare. Fatto sta che mi ha afferrata con il braccio attorno al collo con una lama nella mano che teneva puntata al collo. Mia madre ha cercato di difendermi ma nella colluttazione sono stata graffiata sul collo da questa lama. Il ragazzo, preso dalla paura, è scappato: sono intervenuti i carabinieri e hanno accertato quello che era appena successo cercando di trovare la lama che il ragazzo avrebbe buttato a terra al momento che è scappato, ma la lama non è stata trovata. Le minacce sono continuate telefonicamente per quattro giorni ma non ha mai minacciato di morte la mia bambina. È vero l' ha accarezzata sulla testa: io dalla paura per quello che era successo pensavo che gli avrebbe fatto del male...
Dopo tutto siamo tornati insieme dove mi ha confessato di non aver mai messo un coltello dietro alla mia schiena ma forse io dalla paura pensavo che avesse qualcosa in mano dato che mi stava attaccato al momento della prima aggressione e magari, conoscendo questo tipo di persone... Sul collo ho riportato due ferite lievi.
Dopo aver chiarito con lui, sono riuscita a capire che in mano non aveva nulla: ha solamente fatto finta di avere una lama ma evidentemente con un bracciale che aveva al polso mi ha procurato queste ferite.
Le denuncie le ho ritirate subito. Il carabiniere mi aveva chiamata chiedendomi come erano i rapporti con l’algerino. Dopo che gli ho detto tutto a posto, lui mi avrebbe ritelefonato per farmi sapere quando andare in questura per ritirare il tutto. Invece proprio il carabiniere che mi aveva telefonato ha arrestato H.I. il giorno 29 gennaio 2013. Ora spero solo che egli venga scarcerato: questo è tutto quello che è veramente accaduto.
Cordiali saluti,
Veronica Franceschi
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