Il presidio
Per il dirigente comunale è in arrivo l’archiviazione
LIVORNO. Gianfranco Chetoni, 64 anni, dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Livorno era accusato di falso e abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’acquisizione dei...
LIVORNO. Gianfranco Chetoni, 64 anni, dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Livorno era accusato di falso e abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’acquisizione dei permessi da parte della ditta Bellabarba per l’apertura della discarica nella cava del Limoncino.
Adesso, ad oltre un anno dall’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati, il pubblico ministero ha deciso di chiedere al giudice l’archiviazione della posizione del dirigente comunale.
È questa la novità forse più sorprendente di questo nuovo capitolo dell’indagine arrivata ormai ad un passo dall’aula a due anni dall’apertura.
Evidentemente il pubblico ministero Antonella Tenerenari, rileggendo gli atti dell’inchiesta deve aver accertato l’estraneità di Chetoni sia per il reato di falso che per quello di abuso d’ufficio.
Secondo una prima ricostruzione, invece, Chetoni in concorso con Bellabarba e Antonio Rafanelli «in qualità e nello svolgimento delle funzioni di dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Livorno – si legge nel primo capo d’imputazione – nel procedimento di valutazione dell’impatto ambientale relativo alla realizzazione della discarica del Limoncino, attestando falsamente la conformità urbanistica tra il progetto di discarica e il piano regolatore comunale ed esprimendo il 9 settembre del 2009 parere favorevole al progetto in aperta violazione con delle descrizioni contenute nell’articolo 34 delle norme tecniche di attuazione del regolamento urbanistico (che consente, nelle cave, soltanto interventi finalizzati alla riduzione dell’inquinamento, del rischio idraulico e del dissesto idrogeologico) pur sapendo che nella discarica sarebbero stati conferiti rifiuti parziali componente organica e che l’area era stata classificata ad elevata pericolosità geomorfologica, intenzionalmente procurava ingiusto profitto patrimoniale alla Gaetano Bellabarba». Inoltre e qui ci sarebbe stato il reato di falso, sempre, in concorso con Rafanelli e Bellabarba «inducendo in errore l’architetto Reginaldo Serra che rilasciava l’autorizzazione ideologicamente falsa nella parte relativa alla ritenuta conformità urbanistica».
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