Il presidio
Dalila, una missione in paradiso
Muore a 42 anni, madre di due figli: in ospedale per 25 anni. Camera ardente vestita da infermiera
LIVORNO. Per la camera ardente ha voluto indossare il vestito da infermiera. Dalila Tinucci era il suo lavoro. Aveva iniziato a fare l’infermiera da ragazzina ed era stata assunta in ospedale in città dal 1990. Più che un lavoro una missione, da svolgere quotidianamente, col sorriso e con la passione supportata dalla professionalità e da una grande dose di umanità. «Sono certo che anche lassù troverà una missione da fare», dice commosso suo marito Marco Berti, operaio specializzato del Cantiere.
Dalila se n’è andata ieri notte, alle 1.30, dopo due anni e mezzo di sofferenza. Aveva una grave malattia che era riuscita ad affrontare con una forza d’animo esemplare. La scorsa estate, dopo un periodo duro, si era ripresa e aveva ricominciato a uscire con la famiglia e con gli amici. Aveva anche recuperato le sue passioni, in primis la cucina e il canto. Ma nelle ultime settimane le sue condizioni erano peggiorate finché qualche giorno fa l’infermiera era stata ricoverata in ospedale, al sesto padiglione. Lei stessa, che pure aveva sempre lottato con coraggio e ottimismo contro la malattia, facendo forza anche agli altri, giovedì sera aveva parlato chiaro al marito Marco: «Questa volta non ci esco». E purtroppo così è stato. Domenica ha avuto un’ischemia e dopo tre giorni di ricovero alle Cure palliative, ieri notte il suo cuore ha smesso di battere.
«È stata lucida fino all’ultimo momento - dice commosso il marito Marco Berti - Eravamo molto legati, lei mi chiamava Paloma». Una storia d’amore intensa quella fra i due. Si erano conosciuti 25 anni fa alla sala di attrazione in piazza Mazzini. E insieme condividevano anche la passione per il mare: «Ci vedevamo sempre ai Pancaldi. Dopo anni, è nato l’amore - racconta lui - e 13 anni fa ci siamo messi insieme». Una bella storia intensa e molto vissuta. «Era una donna meravigliosa - prosegue Marco - una moglie appassionata e una madre affettuosa».
Dalila era una donna vivace e piena di interessi. «Le piaceva tanto cantare, era un’autodidatta - ricorda il marito - Aveva anche vinto diversi concorsi di canto, ricevendo premi ai bagni Nirvana di Tania e Carlo al Calambrone». Ma soprattutto l’infermiera amava il suo lavoro, che faceva da circa 25 anni. Ormai da tempo svolgeva la sua attività al decimo padiglione, presso il reparto di Neurofisiopatologia con il dottor Giuseppe Meucci. I colleghi la apprezzavano per la sua vitalità e lei ricambiava la stima col sorriso, che non mancava mai dalle sue labbra e che la faceva amare soprattutto dai pazienti, che non la dimenticavano.
Sulla sua bacheca facebook ieri, appena s’è diffusa la notizia, si sono moltiplicate decine di commenti di amici e conoscenti, ma anche di gente che l’aveva solo incrociata all’ospedale come infermiera. «Era super legata al suo lavoro - dice Marco Berti - Ed è stata lei stessa a chiedere di indossare il suo camice dopo la morte». Dalila ha anche donato le cornee.
Ieri all’obitorio della camera mortuaria dell’ospedale per tutto il giorno c’è stato un via vai di persone, intervenute per dare l’ultimo saluto a Dalila. L’infermiera era molto conosciuta non solo negli ambienti sanitari. Abitava con la famiglia in via Modigliani alle Sorgenti ed era anche catechista.
Una vita non facile la sua: cresciuta senza il babbo, aveva poi perso anche la mamma. Ma era riuscita comunque a superare tutto grazie alla sua forza e al suo coraggio. Aveva studiato, specializzandosi come infermiera e poi aveva coronato il suo sogno cominciando a lavorare.
Oltre al marito, lascia nel dolore due splendidi figli, entrambi studenti: Eleonora di 19 anni e Nicola detto “Kikko” di 13.
Oggi alle 14.30 ci sarà la funzione religiosa, seguita dal servizio funebre della Svs, presso la chiesa grande dell’ospedale sul viale Alfieri. Poi la salma sarà portata al cimitero dei Lupi per la cremazione.
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