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«Una vendetta per soldi» Due arresti per l’agguato
Il 28 luglio scorso spararono al titolare di “Calafuria” e poi lo rapinarono Indagato un terzo complice, mentre la polizia dà la caccia a un quarto uomo
LIVORNO. Lo sgarbo che avrebbe innescato la sanguinosa aggressione con rapina è non aver saldato un debito di un migliaio di euro per l’acquisto di un fabbricatore del ghiaccio usato e pure difettoso.
Per questo Angelo Chiarenza, 51 anni, originario di Catania, avrebbe contattato Saverio Barbera, 44, anche lui siciliano e altri due complici, uno dei quali non è stato ancora identificato, per organizzare l’agguato ai danni di Simone Gonnelli, 44 anni, imprenditore e proprietario del ristorante discoteca “Precisamente a Calafuria” e socio della ditta di surgelati Voliani, avvenuto la notte del 28 luglio in via del Glicine, nella zona di Quercianella. Agli agenti della squadra mobile, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, sono serviti quasi cinque mesi per risalire ai presunti autori che hanno preso a bastonate e poi sparato al manager prima di essere messi in fuga portando con sé un borsa nella quale speravano di trovare l’incasso e dove invece c’erano appena 400 euro in contanti, un Iphone e un Ipad.
A dare un svolta alle indagini, fine agosto, è stato il ritrovamento del cellulare della vittima. «Un cittadino tedesco si è messo in contatto con il padre di Gonnelli per restituirglielo», racconta il capo della squadra mobile Marco Staffa.
L’uomo, nel mese di luglio si trovava in vacanza tra le province di Livorno e Pisa e ha ritrovato il telefonino, mezzo distrutto in una zona di scarso isolata a Santa Luce, frazione di Pastina.
«Chi lo ha gettato in quel bosco non può vivere lontano», è stata la deduzione degli investigatori che da quel momento in poi hanno cominciato a lavorare sulle utenze che la notte del 28 luglio erano passate da quella zona. «Sono saltati fuori una ventina di nominativi», ammettono.
Uno di questi è quello di Chiarenza che abita proprio a Santa Luce. Il suo ritratto racconta di un imprenditore con «un notevole bisogno di denaro: deve mantenere la ex moglie, la figlia, un cavallo e la nuova compagna. Ma nonostante sia socio di una ditta edile i suoi introiti nell’ultimo anno sono bassissimi», si legge negli atti.
Dagli ulteriori accertamenti su celle e tabulati è venuta fuori un’altra stranezza: la notte dell’agguato il cellulare del cinquantunenne è passato dalla zona di Quercianella e ha fatto diverse chiamate a un altro telefonino intorno all’ora dell’aggressione. Lo stesso era avvenuto due settimane prima quando la banda ha preparato il colpo «seguendo l’imprenditore fino a casa». È saltato fuori così il nome del secondo arrestato Saverio Barbera che invece abita a Rosignano Solvay.
Gli ultimi tasselli al quadro investigativo sono emersi quando sul nostro giornale, il 6 ottobre, è uscita la notizia del ritrovamento del cellulare della vittima. «I due arrestati si sono incontrati con l’indagato e hanno parlato di quello che era successo». È per questo che entrato nell’inchiesta il terzo uomo, anche lui di origini siciliane, 52 anni, e un fedina penale che parla anche di assoicazione mafiosa. È dentro al filtro dell’aria della sua auto che il 27 ottobre scorso sono stati ritrovati una cinquantina di proiettili, «uno dei quali sarebbe lo stesso dell'aggressione a Gonnelli. Anche per lui l’accusa è di rapina aggravata e tentato omicidio. Difficile credere che nell’interrogatorio di garanzia che si svolgerà nei prossimi giorni davanti al giudice Beatrice Dani che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare i tre chiariscono il loro ruolo nell’agguato. L’ultimo giallo, oltre al nome del quarto uomo, che resta da risolvere.
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