«Anche il nipote del dirigente tra i collaboratori»
LIVORNO. «Da voci di corridoio venimmo a sapere prima del presidente che esisteva una società, la Css che si occupava della gestione di fondi europei nella quale c'erano parenti di funzionari della...
LIVORNO. «Da voci di corridoio venimmo a sapere prima del presidente che esisteva una società, la Css che si occupava della gestione di fondi europei nella quale c'erano parenti di funzionari della Provincia: il nipote di Gino Fantozzi e la figlia della Vannucci». Comincia da qui la lunga testimonianza, durata quasi un’ora, di Stefano Lami, nel 2008 presidente della commissione di garanzia e controllo della Provincia.
«Fantozzi – va avanti confermò. Non ricordo il nome del nipote ma se non sbaglio aveva un ruolo di collaboratore esterno. In ogni caso Css operava all'interno dei locali della provincia in via Marradi, in una stanza dove c’erano alcuni computer e scrivanie: sembravano dei dipendenti, ma nessuno sapeva il ruolo e il perché. Non esisteva nessun contratto di affitto o comodato, non erano coperti da assicurazione. Anche se la Css aveva anche un'altra sede in via della cinta esterna data in affitto dal fratello del direttore della Provincia. La Vannucci – prosegue – quando la ascoltammo in commissione disse che operava legalmente e i vertici erano informati. Il problema è che quella società non aveva vinto nessuna gara ma tutti erano informati da tempo su quello che stava succedendo».
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