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Livorno

l’altra indaginE: ok al giudizio immediato

Scambio di immobili Fratello e sorella vanno a processo

LIVORNO. Negli ultimi dieci anni fratello e sorella si sarebbero scambiati la casa per mantenere l’alloggio popolare senza averne diritto. Sarebbe questa l’ultima frontiera del raggiro scoperta dai...

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LIVORNO. Negli ultimi dieci anni fratello e sorella si sarebbero scambiati la casa per mantenere l’alloggio popolare senza averne diritto. Sarebbe questa l’ultima frontiera del raggiro scoperta dai vigili urbani e per la quale con l’accusa di falso e truffa ai danni dello Stato sono finiti nel registro degli indagati Massimo, 43 anni e Sonia Pacini, 54, entrambi difesi dall’avvocato Flavio Ceccarini.

Secondo l’accusa, che ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato, fissato per il prossimo primo di marzo, i due avrebbero fornito «per anni a Casalp una rappresentazione fittizia dei loro stato anagrafico e reddituale».

Massimo Pacini, infatti, avrebbe dichiarato di essere residente nell’alloggio popolare al quinto piano di via della Leccia numero 3 mentre in realtà dal 2002 al 2010 ha abitato nell’appartamento in via della Venezia numero 11, che al catasto risulta essere di proprietà della sorella Sonia, e dal 2010 in poi abita invece ad un altro indirizzo.

Secondo gli inquirenti – come si legge nel decreto di giudizio immediato – l’imputato «ometteva di dichiarare che in realtà nell’alloggio popolare di via della Leccia abita la sorella Sonia che però risulta residente in via della Venezia. Tra le accuse c’è anche quella di aver dichiarato, riguardo ai redditi 2008, che il cognato era disoccupato, quando invece aveva percepito redditi per quasi quattromila euro.

Per quello che invece riguarda l’accusa di truffa in concorso, fratello e sorella «ponevano in essere una condotta fraudolenta – si legge nel capo d’imputazione – consistente nell’ottenere un ingiusto profitto con altrui danno mediante artificio che in sostanza consisteva nel far apparire che Massimo Pacini risiede nell’alloggio popolare in via della Leccia dove invece abita la sorella Sonia che però ufficialmente all’anagrafe risulta residente in via della Venezia nell’appartamento che di fatto è di sua proprietà».

Secondo il giudice per le indagini preliminari Gioacchino Trovato in tal modo «conseguivano una pluralità di indebiti vantaggi patrimoniali erogati da Casalp» che anche in questo caso si costituirà parte civile. La presunta truffa si sarebbe dunque concretizzata nella conservazione dell’all’alloggio popolare «non versando alla Casalp spa la somma dovuta di 731 euro nel periodo compreso tra il gennaio 2010 e il settembre 2012».

(f.,l.)

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