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Livorno

La direzione del Pd: «Vogliamo due parlamentari»

La direzione del Pd: «Vogliamo due parlamentari»

Partito il toto nomi. «Chi ha incarichi deve prima dimettersi». Tra i papabili l'assessore regionale Simoncini

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LIVORNO. Due candidati al Parlamento, anziché uno, per la federazione di Livorno. Lo chiede la direzione del Pd che lunedì sera si è riunita in via Donnini sull'ipotesi-primarie. Il dibattito su chi volerà a Roma dopo l’annunciato addio del senatore Marco Filippi si è acceso sia nelle stanze di partito che nei corridoi virtuali di Facebook. Con un coro che sembra unanime: «Primarie per scegliere i candidati, a tutti i livelli». Coro accolto dal Pd nazionale.

E dopo i due, tre collegi di qualche anno fa, all’ultimo giro Livorno ha espresso solo un senatore. «Come Piombino e Viareggio, che era anche un comune di centrodestra», ha polemizzato in direzione il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà: «La rappresentanza parlamentare non va sottovalutata, se il Pd avrà i numeri non si capisce perché Livorno debba restare a uno». «Mi batterò perché ci siano due candidati», gli fa eco il segretario provinciale del partito Samuele Lippi, che con i suoi guarda soprattutto alla Camera.

E allora via al toto nomi. «Intanto è opportuno stabilire – dice Yari De Filicaia, segretario comunale del Pdl – che chi ha già incarichi amministrativi e politici e ha intenzione di candidarsi, deve prima dimettersi». La strada sembra quindi tutta in salita - ma in politica non si può mai dire - per il sindaco Cosimi e il presidente Kutufà: se anche scioglimento anticipato delle Camere e Province non più in discussione li tengono in pista, c’è un mandato amministrativo da chiudere. Se lo lascia scappare il capogruppo in Provincia, Elis Bufalini: «Mi sembra difficile che si candidino e forse sarebbe inopportuno visto che comporterebbe un venire meno delle amministrazioni». Bufalini non lo ha ancora ufficializzato, ma è fra quelli che non hanno mai fatto mistero di volersi candidare. Discorso a parte per Lorenzo Bacci, che è sindaco di un Comune sotto i 20mila abitanti ed è diventato un punto di riferimento per l’area renziana. De Filicaia, forse, è l’uomo che più di ogni altro metterebbe d’accordo il Pd livornese, ma in questa partita ha sempre detto di voler fare l’arbitro, non il giocatore, e ricopre un incarico politico di primo piano da due anni. Di Lippi sono in parecchi a dire che andrebbe volentieri in Parlamento. Ma se tornasse in pista l’ex segretario di federazione Filippo Di Rocca? Intanto, non è un mistero, una parte del partito chiede di pescare dalla società civile: il professore di diritto costituzionale Emanuele Rossi, il professor Paolo Dario e il primario Maurizio Viti. In un’ottica di pari opportunità, si discute della candidatura della segretaria di Cecina, Alessandra Meini, mentre per ora vengono tenuti “al sicuro” i nomi dei giovani sparsi tra la segreteria e le circoscrizioni. Tenendo sempre presente che sul tavolo potrebbe finirci un nome di peso come quello dell’assessore regionale Gianfranco Simoncini. Sabato mattina De Filicaia convocherà la direzione comunale.

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