Il Tirreno

Livorno

«Bidoni in mare, cercate ancora»

Il Comitato: i Tir finiti giù dalla nave al largo di Palermo ripropongono una emergenza mai risolta

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. A neanche un anno dalla notte di tregenda in cui dall'Eurocargo Venezia finirono in mare 198 bidoni di rifiuti tossici nel mare di Gorgona, un altro Eurocargo della compagnia Grimaldi fa il bis e perde in mare una decina di camion: stavolta si tratta dell'Eurocargo Cagliari e le acque del Tirreno sono quelle al largo di Palermo. Livorno non c'entra solo per l'analogia con i fusti contenenti catalizzatori (molibdeno e nichel) da rigenerare: è dalle banchine labroniche che era partita la nave.

«Già le quattromila firme di cittadini livornesi in calce alla petizione "Togliete quei bidoni" dicono chiaro e tondo che non si può far finta che non sia accaduto nulla e che oltre settanta di quei 198 fusti siano ancora in fondo al mare, nessuno sa dove (e senza contare il fatto che quasi una quarantina era vuoti e dunque avevano sparso in mare i sacchetti che contenevano). Ora questo nuovo incidente rafforza ancor di più questa esigenza di fare in modo che incidenti simili non possano più avvenire». A dirlo è Francesco Gazzetti, che con Luca Papini, Fabio Canaccini, Garibaldo Benifei, Marco Solimano e molti altri è fra i promotori della mobilitazione-petizione che, nella richiesta del recupero di tutti i bidoni, ha raccolto l'adesione di esponenti come, ad esempio, la leader Cgil Susanna Camusso, il vicepresidente del Senato Vannino Chiti, il regista Paolo Virzì, il vescovo Simone Giusti e lo scrittore-musicista Simone Lenzi.

«Il nuovo incidente – avverte il Comitato anti-bidoni – non può che lasciare sbalorditi: rilancia per 4mila volte, tante sono le nostre firme, la richiesta di togliere i fusti da laggiù sotto. L’emergenza Ilva ha fatto saltare il colloquio che, grazie al prodigarsi del senatore Filippi, avevamo ottenuto con il ministro Clini. Quando lo incontreremo avremo una dozzina di ragioni in più, tanti sono i Tir finiti in mare stavolta, per chiedere che governo e Parlamento si occupino di creare le condizioni per impedire il ripetersi di incidenti come questi. E fissare in modo chiaro e netto il principio ovvio che paga chi fa il danno, senza cioè che gli oneri si scarichino sulla collettività».

Il Comitato vuol tenere alta l’attenzione sulla richiesta di completare il recupero dei bidoni ancora in fondo al mare: «A vuoto le 30 segnalazioni di possibili siti indicati dalla nave idrografica della Marina? Ok, – dice Gazzetti – ma questo non vuol dire affatto che la vicenda è da considerarsi chiusa. Altrimenti dovremmo forse rassegnarci a considerare il mare come una pattumiera e se per caso casca giù qualcosa dalle navi? No, non vogliamo affatto rassegnarci. E lo diciamo in quattromila».

ALTRO SERVIZIO A PAGINA 9

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera