Il Tirreno

Livorno

Nuova tassa sui rifiuti, è una batosta

di Alessandro Guarducci
Nuova tassa sui rifiuti, è una batosta

La giunta ha approvato il rapporto sulla Tares: sostituirà la Tia e scatteranno aumenti per famiglie e aziende

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LIVORNO. La giunta comunale, nella sua ultima seduta, ha approvato il rapporto sull’istituzione della Tares, la nuova tassa che a partire dall’anno prossimo si abbatterà sui contribuenti livornesi. Il suo nome incute già paura e allora proviamo a scoprire di cosa si tratta: stiamo parlando del “tributo comunale sui rifiuti e sui servizi”, introdotto con il decreto Salva Italia, e che di fatto andrà a sostituire la famigerata Tia. Ma per le tasche dei livornesi cambierà ben poco. Anzi, ci sarà un incremento generalizzato dell’importo da pagare, in particolar modo per quanto riguarda le imprese.

La nuova tassa, come dice il nome, coprirà da una parte i costi della gestione, raccolta e smaltimento rifiuti (oggi coperti dalla Tia), e dall'altra i costi dei servizi indivisibili del Comune, come l'illuminazione, la manutenzione del manto stradale e altri che oggi vengono finanziati in parte coi trasferimenti statali, in parte con la fiscalità comunale. Nonostante questo, però, il grosso della tariffa, ovvero la quota base di 30 centesimi al metro quadrato, finirà nelle casse dello Stato. Ai Comuni resterà l'eventuale incremento che saranno le amministrazione stesse a stabilire e che, comunque, non potrà superare i 10 centesimi di euro al metro quadro.

Per il momento non si possono ancora prevedere quali saranno le precise conseguenze sui bilanci delle famiglie - il rapporto elaborato dagli uffici è stato appena approvato dalla giunta - ma come già detto scatteranno di sicuro degli aumenti a carico dei cittadini. A determinare un primo aumento sarà il fatto che, per quanto riguarda gli immobili a destinazione ordinaria (quelli delle categorie catastali A, B e C), la superficie imponibile sarà costituita dall'80% di quella catastale. Il criterio utilizzato finora, quello della superficie calpestabile, rimarrà valido solo per i fabbricati appartenenti alle categorie D ed E come alberghi, teatri, stazioni o banche. In sostanza, da gennaio saranno presi in considerazione per il calcolo delle tariffe anche i metri quadri occupati da spazi non idonei per la produzione di rifiuti come mura, balconi o porticati, ma anche parcheggi e altre pertinenze.

I Comuni, inoltre, applicheranno una maggiorazione che andrà da 30 a 40 centesimi a metro quadro (la misura esatta sarà determinata dal consiglio comunale). Soldi, questi, da destinare alla copertura dei costi relativi ai "servizi indivisibili": con tutta probabilità, però, come nel caso dell’Imu il ricavato di queste maggiorazioni non rimarrà a disposizione degli enti locali ma servirà allo Stato per ammortizzare una equivalente sforbiciata sui trasferimenti fiscalizzati destinati agli enti locali.

Da Palazzo Civico non arriva nessuna dichiarazione sulla nuova tassa, ma trapela una certa insofferenza all’idea di dover fare un’altra volta “da gabellieri per il governo”. Tornando al calcolo della Tares c’è da aggiungere che non essendo più una tariffa (come la Tia) bensì una tassa, non può più essere applicata l'Iva. Sebbene questa sembri a una prima occhiata una buona notizia, in realtá la cosa si tradurrá in un rincaro del 10% per le imprese. Perché? Cominciamo col dire che il decreto stabilisce che l'attività di accertamento e riscossione della Tares deve essere svolto direttamente dai Comuni. Aggiungiamo poi che i gestori del servizio di nettezza urbana - nel nostro caso l’Aamps - al momento fatturano con un'Iva del 10% (molto discussa)i propri servizi direttamente agli utenti. Allo stato attuale quindi per le imprese quel 10% è un capitolo di spesa neutro perché, in quanto Iva, puó essere scaricato. Da gennaio peró Aamps invierà la fattura deiservizi al Comune che a sua volta dovrà recapitare ai cittadini gli avvisi di pagamento. Il problema è che per il Comune, (cui il servizio sará fatturato da Aamps con un'Iva sempre del 10%) quest'imposta non è detraibile. Per coprire i costi dunque i Comuni dovranno incorporare questo 10% nelle bollette. Quindi per le famiglie non ci sarà alcun sconto, anzi, per le aziende, invece, questo implicherá un aumento netto perché, non figurando piú come Iva, il costo non potrà essere scaricato.

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