Il presidio
Tre bimbe tolte ai genitori violenti
Maltrattamenti ripetuti e i Servizi sociali del Comune decidono d’urgenza di affidare le piccole a strutture protette
LIVORNO. Tre bimbe di uno, tre e 13 anni. Solo la più grande va a scuola, per le altre due niente nido. Una vita di sofferenze. Per mesi, forse anni, sono state sottoposte a maltrattamenti in famiglia da parte dei genitori, soprattutto della mamma. I coniugi hanno problemi di droga e vivono in una condizione di pesante degrado. E qualche giorno fa le tre piccine sono state tolte alla madre a al padre che le picchiavano, costringendole a vivere in una situazione di disagio continuo. Ora le sorelline sono affidate ai Servizi sociali del Comune. Sono state inserite in un programma di protezione. Lontano da tutto, dalle violenze subìte e denunciate, ma anche dal loro piccolo mondo. Stanno bene, ora sono al sicuro. Ma a che prezzo.
Sradicate da una vita che finora si è manifestata a loro nella sua più nuda crudeltà: in pericolo all’interno del nido familiare.
Una storia spietata. Una storia dietro la quale c’è un’indagine della magistratura, seguita dal pm Luca Masini, e su cui vige il più stretto riserbo. Il caso è seguito dal Tribunale dei minori di Firenze: il lavoro degli investigatori è faticoso, duro e triste. A intraprendere l’iniziativa, dopo aver informato l’autorità giudiziaria, sono stati gli stessi Servizi sociali, che hanno preso la decisione di portare via le bimbe da casa, nell’emergenza del programma di protezione. In casi di particolare gravità, infatti, la struttura comunale di assistenza ai bimbi può procede autonomamente, dopo aver informato il tribunale. Una decisione difficile, ma necessaria, di cui non si è potuto fare a meno.
La parte più difficile riguarda la gestione della ragazzina adolescente. È lei la bimba che ha sofferto di più e su cui è ricaduta la maggior parte dei maltrattamenti. Ed è stata lei che, improvvisamente, si è ritrovata a far da mamma alle sorelline: troppo piccola per sostituirsi al ruolo di un genitore, troppo grande per far finta di nulla. Il conflitto più grande e anche più complicato è proprio quello che si è creato tra la madre e la figlioletta maggiore. Una ragazza cresciuta troppo in fretta in un’atmosfera di paura. La tredicenne è stata prelevata da scuola due settimane fa dagli assistenti sociali, che seguivano il caso già da sei mesi. Le altre due bimbe, invece, sono state prese da casa. Un’operazione molto difficile per gli operatori, che sono stati coadiuvati dagli agenti dell’ufficio minori della questura. Non è stato facile per loro portare via le piccole dai genitori, che si sono rivolti a un legale per difendere la propria posizione. Il reato contestato, per ora, è maltrattamenti in famiglia. Ora sul caso sta indagando la magistratura, al lavoro per accertare se le accuse di maltrattamento sia fondate.
Purtroppo i tentativi di ricucire la situazione familiare sono falliti. La madre fa le pulizie, il padre fa lavoretti saltuari, e non sono in grado di garantire una vita dignitosa alle figlie. Ma il punto è che i due hanno anche dei problemi con la droga, cosa che complica ulteriormente una situazione già compromessa.
A chiedere l’intervento della polizia erano stati gli stessi vicini di casa che spesso avevano ascoltato liti furibonde, testimoni, loro malgrado, dei maltrattamenti. Urla, botte, tensioni continue, storie legate alla droga. E una grande preoccupazione per le sorti delle tre bimbe, in particolare della piccolina.
Ora l’unico obiettivo degli operatori è la salute e la serenità delle bimbe.
Le tre piccine sono state affidate a casa famiglia in un posto sconosciuto e sicuro dove possano continuare la loro vita nella maggiore tranquillità possibile. La grande va in una nuova scuola. I Servizi sociali stanno dando il massimo per cercare di limitare il trauma, ma cos’è la normalità quando a 13 anni si viene sradicati dalla vita di tutti i giorni, dagli amichetti, dall’ambiente scolastico, dalla casa, dalla città? Il male minore è la speranza in una nuova possibilità di vita.
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