Italia
Scuola choc: su 15 aule 13 sono pollaio
Quando gli addetti dell’Asl hanno suonato il campanello del liceo Fermi di Cecina, sono stati accompagnati in quindici aule; dovevano misurare metri e contare persone.
L’innesco di questo sopralluogo era stato una richiesta del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del liceo: occorreva verificare che lo spazio riservato agli studenti non fosse troppo angusto. Per la legge, nel rapporto tra superficie e numero di alunni, ognuno deve avere a disposizione un minimo di 1,96 metri quadrati. Non di meno.
Dunque i metri. Le persone. Le quindici aule. Alla fine delle operazioni, tredici classi sono risultate irregolari. In un caso si arriva a sei ragazzi in più. Aule come cabine telefoniche dove insegnanti e giovani condividono poca aria da respirare, spalla contro spalla, libro contro libro. Classi pollaio, le chiamano in tutta Italia, tra esuberi clamorosi (fino a 45 in una stanza), proteste, smembramenti. Il pollaio, questa è la metafora nella scuola pubblica nel nostro anno di grazia. E impression quel 13 su 15, che fa saltare l’idea di “eccezione alla regola”: l’eccesso è diventato un’eventualità frequente.
C’è uno sviluppo confortante: al Fermi si adegueranno. La preside si è messa al lavoro e, da gennaio, classi e spazi saranno ridistribuiti. Un problema a cui segue una possibile soluzione: niente male, di questi tempi. Ma quanti pollai senza rimedio abbiamo nelle nostre città?
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