Italia
«Ho denunciato il mio compagno e sono rimasta sola»
Il racconto di una donna che ha detto no ad anni di abusi e violenze e che ora denuncia di essere stata abbandonata dalle istituzioni
«Ho denunciato il mio compagno dopo anni di violenza, ma sono rimasta sola e ho paura». Occhi chiari, limpidi e sicuri, nonostante tutto. Michela parla chiaro, racconta la sua storia senza fermarsi «perché le persone devono sapere che cosa significa vivere un incubo e cosa comporta alzare la testa e ribellarsi, riprendersi la vita, la forza che ci vuole».
Michela ha conosciuto quello che ora chiama «il mio mostro» a vent’anni, ai tempi dell’università. Dopo otto mesi rimane incinta e dopo poco tempo dalla nascita del bimbo il suo ex compagno comincia a picchiarla. Va avanti così per anni, fino a quando l’uomo minaccia anche il figlio. Allora Michela decide di denunciare e da lì - denuncia - rimane sola. Per questo ha scritto una lettera al nostro giornale, che pubblichiamo integralmente:
«Rispondo all'articolo pubblicato in data 21 novembre 2012 riguardante l'accordo sanità e giustizia "Task force" per l'sos violenza sulle donne, dove hanno partecipato i maggiori esponenti delle nostre autorità.
Dico nostre perché sono una donna livornese, madre di due figli, onesta e lavoratrice che ha denunciato il suo ex compagno per violenza su me e il figlio e per violenza, come accertato dalle forze dell'ordine, con specifiche situazioni di pericolo di vita mio e dei miei due figli minori.
Mi rivolto in particolare al questore, il quale conosce bene il mio caso ma che mi nega persino un incontro.
Chiedevo solo che mi rispondesse dopo aver visionato magari il cartaceo che spiegava la mia disperazione.
Il mio sfogo, la mia disperazione, sono proprio rivolti alle autorità che hanno partecipato a quel convegno, perché come scritto nell'articolo, hanno parlato di garanzia sulla privacy, di percorso rosa, e di coordinamento tra i servizi sanitari, sociali e forze dell'ordine.
Scusate ma io vivo quest'incubo da ben quattro anni e oltre ad attendere un’ udienza, non sono stata aiutata, ricevuta e supportata da nessuna istituzione.
Se sono riuscita ad arrivare fino a qua posso solo ringraziare il mio avvocato Viggiani e l'ispettore capo Facchin che mi hanno sostenuto e supportato psicologicamente e umanamente ma da parte delle istituzioni ho trovato solo "mura" istituzionali.
Mi rivolgo a tutte le donne che come me sono vittime di violenza. Denunciate, uscite dal vostro incubo per il bene vostro e dei vostri figli.
L'incontro istituzionale del 21 novembre suona molto di pubblicità giornalistica e molto poco di umanità che è la cosa principale che ha bisogno una vittima di violenza».
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