Il Tirreno

Livorno

I rioni nord a Bersani, il sud è filo-Renzi

di Mauro Zucchelli
I rioni nord a Bersani, il sud è filo-Renzi

Ecco la mappa dei consensi: a Shangai e Corea il segretario oltre il 60%, il “rottamatore” espugna Borgo e zone residenziali

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LIVORNO. È quasi naif la fotografia che in tanti seggi delle primarie del centrosinistra vede la fila dei votanti ingrossarsi davanti all’uscio prima ancora che si aprano le urne. La voglia dell’elettorato di centrosinistra di far sentire la propria voce si vedrà nelle oltre 15mila schede che finiranno nelle urne nella nostra città: quasi 1.300 in più rispetto alle primarie che nell’autunno 2007 aveva plebiscitato Veltroni, oltre 2.300 in più a confronto dell’ottobre di tre anni fa nel voto che incoronò Bersani. Ma in quella doppia circostanza era una questione interna al Pd e non allargata al centrosinistra ( e Vendola ha dimostrato di valere più di duemila voti).

Dipende dal fatto che stavolta le primarie erano un duello vero all’arma bianca? In parte sì, eppure restiamo lontani le mille miglia dal quel giorno di sette anni fa in cui si contarono quasi 27mila livornesi in fila ai seggi semplicemente per investire formalmente Prodi (che avrebbe poi rivinto nel 2006 contro il Cavaliere).

Le primarie del centrosinistra più vicine sono però quelle del precedente del dicembre 2009: Sel quella volta era sul ring, ma si trattava di una consultazione solo per selezionare i candidati alle regionali e la partecipazione non arrivò a 2.400 votanti.

E se, anziché al complesso delle cifre, guardiamo “den- tro” l’analisi seggio per seggio? Salta agli occhi qualcosa che sembrerebbe nel solco della tradizione e, invece, lo è solo fino a un certo punto: Bersani vola oltre il 60% nelle periferie popolari dei quartieri nord (Corea, Sorgenti e Shangai). E resta pur sempre al di sopra del 56% a Fiorentina e sfiora il 55% a Salviano (nel seggio alla Casa del Popolo): tutte realtà in cui non ce la fanno neanche a raggiungere la soglia del 30%.

In realtà, la progressiva trasformazione del corpo elettorale dell’ex Pci nel lungo traghettamento verso il Pd ha da quasi dieci anni man mano spostato le radici del partito-guida della città: dal tradizionale insediamento nei quartieri nord verso le nuove periferie Leccia-Scopaia e dintorni passando anche attraverso La Rosa.

Non è andata così stavolta: anzi, Renzi espugna anche il cuore di Borgo Cappuccini fra gli elettori che, dagli scali dei Fossi fin quasi al Grattacielo, hanno fatto capo al seggio di piazza Giovane Italia. Il ceto medio delle zone residenziali della città ha fatto una scelta di campo: il seggio alla circoscrizione 3 (per gli abitanti fra Villa Fabbricotti e via Goito), quelli di Montenero-Castellaccio e di Antignano (è in quest’ultimo che il fronte filo-Renzi conquista il risultato migliore in città).

Non mancano i paradossi: soprattutto in casa filo-Renzi. Bel colpo dei “rottamatori”, per dirne una, nell’urna collocata nella casa di riposo Villa Serena (dove in realtà hanno votato i monteneresi). Un altro flash? I renziani fanno l’exploit da record a Guasticce (oltre il 58%), dove il sindaco colligiano Lorenzo Bacci, leader dei filo-Renzi, ha le proprie radici. Ma proprio Collesalvetti tradisce Bacci: vince Bersani (sia nel totale comunale che nel paese sede del Comune), ma a tirare la volata è soprattutto il risultato di Stagno (quasi il 52% in favore di Bersani). Può consolarlo il fatto che i bersaniani hanno perso proprio a Vicarello, dove abitano due leader del partito come Maurizio Scatena e come Marco Ruggeri (che però viene da Nugola, dove il segretario del Pd ha sbancato il botteghino).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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