Il Tirreno

Livorno

Stop agli esami “extra” Avis: crollate le donazioni

di Juna Goti
Stop agli esami “extra” Avis: crollate le donazioni

A novembre oltre 100 contributi in meno dopo la stretta dell’azienda sanitaria Appello del presidente Belfiore: «I prelievi sono sicuri, continuate ad aiutarci»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Da inizio novembre a oggi, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, l’Avis di Livorno ha registrato 101 donazioni di sangue in meno. Per gli addetti ai lavori non ci sono dubbi: è l’effetto del taglio agli esami “extra” deciso dalla Asl.

Per «motivi economici e di bilancio», a ottobre i vertici aziendali hanno infatti comunicato che i donatori possono fare solo gli esami previsti dalla legge: in altre parole tutte le analisi che in passato venivano fatte gratuitamente, oggi possono essere eseguite solo se il diretto interessato presenta la ricetta e paga il ticket. Oppure se è il medico del centro trasfusionale a ritenere che ci sia bisogno di approfondimenti per accertarne l'idoneità.

Tradotto: niente più “check up” completo per chi raggiunge volontariamente il lettino. Il risultato è che il numero di donazioni è crollato e Giovanni Belfiore, presidente dell’Avis livornese, lancia l’appello: «Continuate a donare, pensate a chi fa affidamento su di noi per vivere, anche se mal digerite la decisione della Asl».

Il caso, qualche settimana fa, era approdato anche in Regione. Lo stesso Belfiore si era detto preoccupato che la decisione facesse allontanare molti di quegli 8.600 soci che in città garantiscono tra le 10 e le 11mila donazioni ogni anno.

«Livorno – ricorda Belfiore – è stata la prima città in Toscana a sforare il tetto delle 10mila donazioni. Fino a ottobre, rispetto al 2011, abbiamo registrato un incremento di 400 donazioni: dopo la comunicazione della Asl il numero di contributi è crollato».

«Vorrei che fosse chiaro – precisa – che la direttiva Asl non comporta alcun rischio per la sicurezza di pazienti e donatori: gli esami previsti dal decreto del 2005 (come accertamenti su cuore e malattie infettive) sono garantiti. Diverso è, ad esempio, per le analisi di prostata e colesterolo: a meno che il medico non lo ritenga necessario, il donatore deve portare la provetta al poliambulatorio (dove dovrebbe trovare una corsia preferenziale), pagare e poi attendere i risultati».

«Il problema – polemizza – è che il donatore non è obbligato a togliersi il sangue e quindi deve essere stimolato. Oggi al posto della bottiglietta d’acqua gli diamo un bicchiere, e i succhi di frutta saltano fuori solo in casi straordinari. Ma davvero si può pensare di fare i bilanci tagliando i succhi di frutta?».

«Se il sangue arriva da fuori regione – chiosa Belfiore – costa di più, quindi mi chiedo dove stia il risparmio se poi calano i donatori. Il problema non riguarda solo questo settore, ma tutto il sistema della sanità: dove stiamo andando?». «Se ci sono stati abusi – chiude il presidente – facciamo il possibile perché non si ripetano, ma attenzione a cosa si va a colpire. I donatori, intanto, si mostrino superiori e continuino a garantire un gesto salva-vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino