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di Juna Goti
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LIVORNO. Due sindaci del Pd a confronto. Due sindaci divisi da pochi chilometri, ma uniti dalla stessa provincia. Divisi forse da un modo diverso di vivere e di interpretare la politica. Divisi...

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LIVORNO. Due sindaci del Pd a confronto. Due sindaci divisi da pochi chilometri, ma uniti dalla stessa provincia. Divisi forse da un modo diverso di vivere e di interpretare la politica. Divisi sicuramente da un voto: quello che domenica Alessandro Cosimi darà al segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e quello che Lorenzo Bacci assicurerà al sindaco di Firenze, Matteo Renzi.

Ieri mattina i primi cittadini di Livorno e Collesalvetti si sono sfidati in diretta web dal Tirreno. Un confronto online in vista delle primarie che domenica (salvo ballottaggio il 2 dicembre) decideranno chi sarà il candidato premier della coalizione di centrosinistra formata da democratici, vendoliani e socialisti.

Nel faccia a faccia moderato dal nostro Alessandro Guarducci, i due non hanno mai abbandonato rispetto e toni istituzionali. Senza però rinunciare a qualche punzecchiatura. Come quando Cosimi, riferendosi all’ultima visita di Renzi a Livorno, parla di show senza contraddittorio e di «molti candidati nelle liste del Pdl che ho visto in platea: se si pensa che questo sia il percorso...». Bacci controbatte: «Qualcuno allora mi spieghi perché non va bene tirare fuori idee che possono allargare il bacino degli elettori e invece va bene allearsi con l’Udc che è stata per anni al fianco di Berlusconi».

Bacci, 31 anni, punta tutto sulla “rottamazione senza incentivi” del sindaco di Firenze e si accende quando ricorda che per i giovani, in politica e non solo, «diventa difficile sfondare le porte se dall’altra parte c’è chi fa le barricate». Cosimi, 57 anni appena compiuti, la parola “rottamare” non la vuol sentire e criticando le tesi di Ichino riportate nel programma di Renzi dice che «quelli che come me sono vecchi vi rimproverano una posizione sul mondo del lavoro che non è concreta».

Entrambi i sindaci, sollecitati anche dai lettori in diretta web, mettono al centro il lavoro. Con un richiamo all’unisono al caso Fiat che per Livorno, città che vive dell’automotive, non è affatto secondario. «La politica della Fiat è fuori controllo – ripete Cosimi – il governo abbia l’autorevolezza di mettere delle regole». «Marchionne – dice Bacci – è la punta dell’iceberg di una politica industriale che fa acqua da anni, con derive finanziarie e immobiliariste. E a Sesto San Giovanni la gestivamo noi...».

Sia Cosimi che Bacci parlano di un necessario cambio di passo dei partiti e di una politica che non può più che partire dal basso. E assicurano che dopo le primarie continueranno a sostenere la coalizione, «chiunque vinca», perché «diversamente sarebbe un suicidio politico». Ma perché votare Renzi? Bacci: «Perché dopo aver fatto partire il percorso del Pd per dare un’alternativa al Paese con idee nuove, ci siamo arenati. Renzi oggi è il reale prosecutore di quel percorso. L’unico che può garantirci un partito a vocazione maggioritaria, smettendola di essere schiavi di ricatti e accordi sottobanco che hanno portato solo crisi, disoccupazione e governo tecnico».

Perché, invece, votare per Bersani? «Perché Matteo – risponde Cosimi – non è Veltroni: inutile pensare di rivitalizzare oggi quel percorso iniziato a Tornino, in un contesto diverso. Bersani è moderno e non nuovo, capace di cogliere le contraddizioni della società in modo fattivo, per un percorso armonizzato verso un grande cambiamento». Si chiude con una stretta di mano e un coro di «votate, votate, votate, qualunque sia la scelta». O quasi...

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