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Livorno

«Giudicata prima della fine delle indagini»

«Giudicata prima della fine delle indagini»

Lo sfogo dell’unica indagata: nessuno mi dà più un lavoro, ma voglio restare perché mi piace Livorno

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LIVORNO. «Sono stata processata e crocifissa prima che le indagini si concludessero. Ormai passo le mie giornate come un vegetale, non vivo più o forse sono viva solo per caso, perché se non mi avessero salvato i poliziotti non so che cosa sarebbe potuto accadere. Non voglio fare la vittima, sia ben chiaro, perché l’unica vittima di questa storia è quella signora che non c’è più. Ma ogni giorno mi domando se è meglio morire o vivere come sto facendo io da cinque mesi a questa parte: ho perso la casa, molti amici e adesso vado avanti grazie ad una persona che mi aiuta». Krizstina Lazar ha 44 anni, un passato in Ungheria, una professione come parrucchiera e una passione per Livorno. È lei l’unica indagata per la morte di Luana Casella, la donna deceduta lo scorso 25 giugno dopo un litigio all’interno di un negozio di frutta e verdura in via delle Navi. «Quella mattina non doveva essere lì», ripete a sé stessa come a maledire il destino.

«Dopo quello che è successo – va avanti – fare le valigie sarebbe stata la cosa più facile, ma in questa città mi trovo bene, mi piace la gente e vorrei restare. Il problema è che le persone non dimenticano. Da giugno ad oggi ho fatto tre, forse quattro colloqui per avere un lavoro, ma nessuno mi ha preso in considerazione: mi vedono e si ricordano di quello che è successo».

Dopo aver saputo che la donna che aveva spinto dentro al negozio era morta, Krizstina Lazar ebbe un choc e tentò anche di togliersi la vita. «Sono rimasta in ospedale per una settimana, mi hanno dato delle medicine. Poi sono uscita e da quel momento passo le giornate come un vegetale».

La sua odissea giudiziaria nonostante la richiesta di archiviazione fatta dal pubblico ministero non è ancora finita. «La cosa che mi ha dato più fastidio è quella di essere stata giudicata senza essere ascoltata. Poi ci sono state cose che mi hanno fatto male più di altre. Come alcuni messaggi che mi sono arrivati da persone che conosco e che mi davano della “carcerata” e mi chiedevano se stavo bene». Su quello che è successo all’interno del negozio di frutta e verdura di Borgo Cappuccini non vuole aggiungere altro. «Non avrei dovuto essere lì – ripete – in vita mia ho assistito a diverse liti tra due persone in luoghi pubblici. L’ultimo un paio di giorni fa alle Poste dove un cliente e un impiegato hanno discusso animatamente ma non è successo niente ed è finita senza conseguenze».

(f.l.)

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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