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Livorno

La rabbia dei parenti, «decisione assurda»

La rabbia dei parenti, «decisione assurda»

L’avvocato di parte civile: quattro perizie sostengono che quel documento è stato taroccato

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LIVORNO. «Una sentenza assurda». I nipoti di Amelia Ghelardini lo dicono a voce bassa prima di abbandonare l’aula B del tribunale di via Falcone e Borsellino e lasciare alle loro spalle i due imputati a festeggiare la sentenza di assoluzione. «Speriamo almeno nell’appello», dice all’avvocato che gli va incontro uno dei due nipoti che per ascoltare meglio la sentenza aveva deciso di sedersi nel posto più vicino al giudice.

Nello specifico della decisione del giudice scende invece Aldo Lo Piano, il legale che ha rappresentato i familiari della donna nel procedimento penale.

«Con quattro consulenze e perizie, tra cui quella del Ris che ritiene il testamento un falso ci si domanda come gli imputati possano essere stati assolti. Ci riserviamo di leggere le motivazioni della sentenza per capire il ragionamento del giudice».

L’avvocato scende poi nello specifico dei due testamenti, il primo con il quale Amelia Ghelardini lascia il piano terra della villa alla coppia di poliziotti e quello successivo attraverso il quale i due hanno ereditato anche il piano superiore. «Dalle perizie – prosegue – è emerso che il secondo documento, vale a dire quello che abbiamo contestato e che secondo noi è un falso è composto da venti parole che provengono tutte dalle cinquanta che compongono il documento originale. Ingrandendo le parole – va avanti l’avvocato – i periti sono arrivati alla conclusione che le lettere sono sovrapponibili. Si tratta di una cosa più unica che rara, provate voi a scrivere due volte la stessa parola con la stessa identica calligrafia: è una cosa impossibile».

Adesso sia gli imputati che i familiari della donna scomparsa dovranno aspettare novanta giorni per leggere le motivazioni della sentenza. Solo allora la Procura potrà decidere se fare Appello e portare la sentenza a Firenze.

Uno degli ultimi casi nel quale il pubblico ministero ha impugnato la decisione del giudice risale ad un mese fa quando il pubblico ministero Massimo Mannucci ha fatto appello dopo la sentenza di assoluzione nei confronti dell’imprenditore Piero Bottoni, assolto per le irregolarità all’interno dell’Aula Mariana a Montenero.(f.l.)

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