Il Tirreno

Livorno

Il mattone alla finestra Giù del 24% le vendite di case

di Mauro Zucchelli
Il mattone alla finestra Giù del 24% le vendite di case

Eppure non sono crollati i prezzi degli appartamenti e addirittura cresce il numero delle società del settore

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LIVORNO. Altro che calo, le compravendite di abitazioni hanno piantato sul freno una inchiodata che non ha precedenti negli ultimi vent'anni. Non si tratta di stime econometriche o di giudizi di questo o quell'operatore che piange miseria: è la fotografia che salta fuori dai dati ufficiali degli atti registrati, parola dell'Osservatorio mercato immobiliare (Omi) dell'Agenzia delle Entrate. Le cifre nude e crude: nel primo semestre di quest'anno sono passate di mano, sotto gli occhi del notaio, 683 case entro i confini di Livorno città. Mica poche, se ci immaginassimo un mercato del tutto paralizzato: guai però a dimenticarsi che erano state 902 nello stesso periodo dell'anno precedente e avevano toccato quota 1.086 nella prima metà del 2010. Non basta: erano più del doppio quando, come nel 2006, la crisi sulla scia dello tsunami americano fra subprime e Lehman non ci aveva ancora strapazzato.

La musica non cambia granché se lo sguardo, anziché limitarsi al perimetro della città capoluogo, si estende anche al resto della nostra provincia: negli ultimi dodici mesi ne è sparita una su quattro, e rispetto agli standard pre-crisi siamo al di sotto della metà.

D'altronde, la libecciata soffia forte un po' dappertutto nel Bel Paese se è vero che l'ultima indagine specifica di Banca d'Italia dice che in settembre solo il 55,7% delle agenzie immobiliari interpellate dichiara di aver venduto almeno una proprietà immobiliare. Ma qui da noi forse il morso della crisi lo sentiamo un po' di più: da Capodanno alla fine del giugno scorso il numero delle abitazioni passate di mano, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, sono diminuite del 24,2% a Livorno città mentre il calo supera a malapena il 22% negli altri capoluoghi toscani. E la differenza balza a sette punti percentuali se il paragone è fra adesso e il 2006 come metro di misura della fase prima della crisi internazionale: giù del 53,1% a Livorno città, non si raggiunge il 46% nelle altre nove città della nostra regione che, almeno per ora, sono capoluogo di provincia.

Beninteso, non è un crollo record in raffronto a quel che è accaduto altrove: a Siena gli affari sono diminuiti del 40,5%, a Prato si sfiora il 32% e a Lucca il 30.

Comunque, di fronte a una forbiciata così marcata del giro d’affari ci si potrebbe aspettare una altrettanto brusca discesa in picchiata dello standard dei prezzi delle abitazioni e, in tandem o in alternativa, una netta diminuzione del numero degli operatori di fronte al rimpicciolirsi della torta delle compravendite.

Non è così. A dar retta al borsino delle quotazioni segnalate dall’Agenzia delle Entrate, nel primo semestre di quest’anno, rispetto a dodici mesi prima, i prezzi medi sono cambiati talmente poco che si fa più presto a dire che sono rimasti incollati lì. Qualche ritocchino al ribasso sì ma neanche poi tanto, e comunque lontano anni luce dalla dinamica che nel giro di appena un anno ha portato a un calo del 25% del numero delle compravendite (che da solo vale la metà della battuta d’arresto degli ultimi sei anni).

Troppo ufficiale questo “termometro” per cogliere la reale febbre del mercato? Forse, e tuttavia l’analisi degli annunci di vendita racconta che l’arretramento c’è stato ma non è paragonabile a una flessione che, in un battito di ciglia, ha cancellato un affare su quattro.

Non è così nemmeno sul fronte del numero delle imprese che vivono del business immobiliare. All’anagrafe camerale delle società si contavano a fine settembre nella nostra provincia 1.773 imprese nel settore immobiliare (1.563 delle quali in attività: quasi 800 società di capitali, poco più di 400 società di persone e quasi altrettante ditte individuali). Dodici mesi prima i numeri erano pressoché gli stessi. Addirittura di più di quel che si registrava nel 2006, preso come pietra di paragone pre-crisi: c’era un’ottantina di aziende in meno nel regno del mattone.

Il segreto? Bisogna mettere nel conto che il mercato si è fatto molto prudente: chi non è obbligato a vendere o a comprare sta alla finestra. Ma siccome c’è da immaginare che non si possono congelare i capitali in eterno, è realistico prevedere – dicono gli addetti ai lavori – che l’ingranaggio ricominci a girare. Ma con quali effetti e contraccolpi è tutto da capire.

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