Chiamami Toscana, sarò il tuo successo
Da Tokyo a New York, dalle Hawaii alla California: sulle insegne di negozi, bar e ristoranti abbondano i riferimenti ai monumenti della nostra regione
Ma perché avete deciso di chiamarvi proprio Ponte Vecchio? «In realtà il nome è lo stesso di una trentina di negozi sparsi per il Giappone, più questo qui alle isole Hawaii. Ma i clienti entrano e ci chiedono subito se i gioielli sono prodotti dagli artigiani del “vero” Ponte Vecchio: la nostra merce è di ottima qualità, ma sono sicura che questa insegna ci fa vendere dal trenta al quaranta per cento in più».
Sorride la gentile commessa di Ponte Vecchio Hotta, la gioielleria supertrendy all’interno dell’Ala Moana Shopping Center, il gigantesco centro commerciale di Honolulu: quell’insegna fatta con caratteri “toscaneggianti” la dice davvero lunga sul valore del “brand” della nostra regione in tutto il mondo.
E lo sanno bene al Café Toscana di Singapore, al Cafe Toscana (stavolta senza l’accento) situato nel centro storico di San Diego, al Cafe Toscana di Londra, a quello frequentatissimo e con lo stesso nome di Wilker-Barre, in Pennsylvania. Ma ne sono coscienti anche gli immobiliaristi del Post Toscana, lussuoso supercondominio di 33 piani nel cuore di Manhattan, a New York City, dove si assicurano appartamenti «secondo gli standard artigianali del vecchio Mondo», oppure a Calgary, nella provincia canadese dell’Alberta, dove si va a fare shopping al Tuscany Market.
Cultura e stile di vita. Insomma, eccoli qui alcuni esempi di come il cocktail di stile di vita, cultura, arte e cinema sembra avere funzionato alla perfezione, facendo così diventare la nostra regione e tutto ciò che è contenuto nel suo territorio un vero e proprio marchio, cioè un patrimonio di grande valore paragonabile forse solo a Venezia e che risulta essere, secondo gli esperti di marketing, anche il più sfruttato del mondo.
Insomma, il nome Toscana aiuta parecchio, conquista clienti e fa vendere: dai ristoranti, naturalmente, fino ai cibi industriali, ma anche nel campo della moda, dei mobili e del design.
Motivo per cui dilagano le produzioni alimentari che ammiccano a Firenze o a Lucca, vengono usati a tappeto i nomi delle città, ed addirittura dei loro quartieri, per battezzare mega-insediamenti in Florida, in California od in Giappone, fino ad arrivare perfino alla vernice “Oro Toscano”, un giallo dorato venduto negli Usa che ricorda i nostri casolari di campagna.
Un brand unico. C’è anche chi, per capire il valore di ciò che possediamo, ha messo in piedi uno studio ad hoc chiamato Eri (Economic reputation index), come l’ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, i cui esperti hanno incrociato parametri come il valore economico del territorio, la conoscibilità e il flusso dei visitatori, la spesa dei turisti stranieri, le imprese ricettive ed il valore medio degli immobili.
Ebbene, il risultato non lascia dubbi: se i paesaggi da cartolina in Italia valgono qualcosa come venti miliardi di euro, le colline del Chianti da sole ne assommano quattro e si piazzano al primo posto davanti alla Costiera Amalfitana.
Non solo, perché la Toscana vanta anche l’ottima quinta posizione della Versilia, la cui reputazione commerciale è valutata in quasi due miliardi di euro.
«Mi viene da pensare a formaggi che si chiamano Toscanello o a prodotti che si riferiscono al Chianti senza avere niente a che fare con le nostre zone - commenta l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori -, ma il fenomeno è ben noto: si chiama “Toscana Sounding” ed è veramente difficile da quantificare, ma il collegamento con la nostra vita aumenta indubbiamente la competitività delle imprese. Ecco perché ci copiano così tanto ed è per questo che stiamo lavorando per un simbolo che identificherà tutte le nostre produzioni».
«Comunque, - conclude l’assessore - l’uso di brand come quello del Ponte Vecchio o della Torre di Pisa può anche aiutare a portare visitatori in Toscana».
Torre in pole-position. Tra l’altro, sono proprio questi due ultimi monumenti a suscitare il maggior interesse commerciale.
Ristoranti dedicati alla Torre di Pisa, oltre che in centri italiani come Milano, esistono ad esempio a Marsiglia, a New York, perfino in un rifugio alpino della Val di Fiemme; il Ponte Vecchio viene invece ben sfruttato, fra gli altri, per locali di Danvers, nel Massachusetts, di Saint-Jean-sur-Richelieu, nel Quebec, del Surrey (Inghilterra), di Brooklyn (New York), Fort Lauderdale (Florida) e a Niagara Falls, a due passi dalle famosissime cascate.
Da Tokyo all’Illinois. Negli Stati uniti, ad esempio, dilagano soprattutto gli shopping-mall: il Toscana Village di Tucson, Arizona, oppure il Tuscany Shopping Center di Corona, in California, od anche il Tuscany Square Shopping Center di Haughton, in Louisiana. Ma ci sono anche il Tuscany Square di San Felipe, ad Houston, nel Texas, il Tuscany Square Shopping Center di Rapid City, nel South Dakota, il Tuscan Plaza Shopping Center di Clovis, ancora in California.
Fa comunque una certa impressione anche quel piatto di prosciutto e crostini toscani che appare nel menù del ristorante Carmine di Tokyo, mentre decisamente più fantasiosi risultano il “Tuscany Side”, cioè l’ala toscana dell’Hotel Miracosta di Tokyo Disneyland, con camere che ricordano il Granducato, ma anche il brand “Toscano” creato da un’azienda con sede nell’Illinois.
Qui, anche via Internet, si vende praticamente di tutto e di più, rigorosamente con il marchio “Design Toscano”: ad esempio, il mappamondo-bar che si può riempire di bottiglie o la riproduzione di una statua dell’isola di Pasqua, fino alle sculture da mettere in giardino se si gradisce un kitsch senza pari: lo Yeti, ad esempio, ma anche un zombie che esce dal terreno, ideale in occasione della festa di Halloween.
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