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La macchina dei trapianti tra eccellenze e generosità
Parla il medico livornese che dirige l’Unità operativa di medicina delle donazioni «C’è da lavorare per abbattere paure e tabù: prezioso lasciare indicazioni in vita»
di SANDRO LULLI
I risultati sono chiari, l'azienda Usl 6 è balzata da tempo ai primi posti nella rete regionale dei trapianti. Basti pensare che l'ospedale livornese, dal primo gennaio, ha consentito con i propri donatori il trapianto d'organo di ventisei pazienti in lista d'attesa, e tra questi due pazienti sottoposti a trapianto di cuore e due a trapianto di polmone.
La nostra Usl ha sempre dato un contributo importante al programma regionale trapianti e la Toscana si trova ad essere oggi capofila in Italia tra le regioni con le migliori prestazioni in ambito trapiantologico, grazie anche al sistema capillare dei coordinamenti locali presenti in ogni centro prelievo delle nostre aziende sanitarie.
«La cultura della donazione – sottolinea Paolo Lopane, direttore dell'Unità operativa di medicina delle donazioni – ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, grazie allo sforzo del sistema sanitario sorretto e spalleggiato dalle associazioni di volontariato, prima fra tutte l'Aido. L'impegno costante della organizzazione toscana trapianti nella promozione e sensibilizzazione alla donazione ha consentito lo sviluppo nella popolazione di quel senso di solidarietà senza il quale nessun tipo di attività trapiantologica sarebbe sostenibile. Così oggi, nella realtà livornese, le famiglie che si oppongono alla donazione, peraltro esercitando un loro legittimo diritto, sono diventate rare».
Lopane centra ancora meglio il problema: «Questi risultati li stiamo raggiungendo anche grazie ad un progressivo miglioramento sul piano organizzativo aziendale, che ha consentito di iscrivere il servizio di procurement nell'ambito delle altre prestazioni sanitarie erogate e al pari di esse. Tutto ciò in linea con la programmazione sanitaria nazionale che pone il procurement dei donatori tra gli obiettivi del sistema sanitario nazionale e regionale ancor prima che aziendale; il trapianto è solo l'ultimo atto di un complesso percorso assistenziale che inizia con la segnalazione del potenziale donatore».
Quindi focalizza un altro aspetto importante su cui poggia l'organizzazione: «E' fondamentale nel percorso di identificazione di un potenziale donatore – spiega ancora Lopane – la precoce segnalazione da parte dei reparti di terapia intensiva, dove viene fatta la diagnosi di morte cerebrale. E colgo qui l'occasione per ringraziare della preziosa collaborazione i medici e gli infermieri della terapia intensiva livornese».
Recentemente, a fine settembre e tre giorni fa, è avvenuto il decesso per emorragia cerebrale di due giovani padri di famiglia. Puntualizza Lopane: «L'attivazione immediata del percorso donativo, merito ancora una volta oltre che della generosità dei familiari anche alla professionalità degli operatori sanitari coinvolti, ha portato all'intervento di équipe chirurgiche dedicate, che hanno raggiunto la nostra città con un volo aereo speciale». I prelievi effettuati hanno permesso di ridare una prospettiva di vita a cinque giovani pazienti che erano da tempo in lista d'attesa».
Una raccomandazione da parte del medico: «Non mi stancherò mai di ripetere che ogni cittadino di qualunque età, purché maggiorenne, può esprimere, in qualsiasi momento, la propria volontà in merito alla donazione di organi. Un gesto che esprime anche il rispetto nei confronti dei propri congiunti. Se infatti un cittadino non ha espresso la propria volontà in vita, i familiari sono obbligati per legge, nel momento del lutto, a prendere una decisione sempre molto impegnativa, per questo - conclude Lopane - è bene che ognuno di noi fornisca precise indicazioni».
Paolo Lopane (che è anche membro del comitato direttivo dell’Organizzazione toscana trapianti, in qualità di coordinatore dell'area vasta nord-ovest) è uno di quei medici che si è formato attraverso un cammino complesso. Ha 53 anni, è livornese di nascita, ma è cresciuto tra Bagni di Lucca e Lucca, dove ha proseguito gli studi laureandosi all'Università di Pisa. Dopodiché la specializzazione in Anatomia e istologia patologica e dal 1990 al 1996 un soggiorno al centro nazionale tumori di Bratislava. E dalla capitale dell'attuale Slovacchia è tornato padrone della materia, aggiornato, esperto, anche animato da idee innovative. Nel 1996 ha avuto la possibilità di riabbracciare Livorno, dove ha impiegato davvero poco per farsi apprezzare. Nel 2003 ha preso il posto di Alessandro Cosimi (poi diventato sindaco), alla direzione del centro oncologico, continuando a studiare e a collezionare altre specializzazioni. Adesso, oltre che direttore dell'Unità operativa, è responsabile aziendale del Centro screening oncologici (diagnosi precoce dei tumori).
Resta in prima linea all'Unità della medicina delle donazioni. «Abbiamo fatto passi importanti, ma sappiamo che c'è sempre tanto da lavorare a livello organizzativo e sul piano della coscienza di tutti, cittadini e sanitari. Sappiamo che la materia è complessa, si devono abbattere paure e tabù, però credo che siamo sulla strada giusta e i risultati ci danno la forza di impegnarci ancora di più».
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