Il Tirreno

Livorno

«Dopo dieci anni ci sfrattano dagli scali Cialdini»

di Juna Goti
«Dopo dieci anni ci sfrattano dagli scali Cialdini»

L’area sarà messa a bando: arrivano i vigili per liberarla e scoppia la protesta dei pescatori della coop Azimut

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LIVORNO. «I vigili urbani sono venuti a interdire l’area: dopo oltre dieci anni il Comune vuole mandarci via, ma le nostre barche non si muoveranno da qui». Il caso è esploso sugli scali Cialdini, in quella goccia di banchina stretta tra il ponte del Mediceo e le cantine che si affacciano sulla Darsena. In altre parole il fazzoletto di terra sotto al distributore, che ospita una torretta e sedici box di legno con la caratteristica copertura a onda.

Qui, da tempo, “posteggiano” le loro barche e preparano i tramagli i pescatori della cooperativa Azimut, che non ha niente a che fare col colosso degli yacht, ma ha sede in Borgo Cappuccini e riunisce una quarantina di pescherecci.

Martedì mattina i vigili urbani hanno raggiunto gli scali insieme ai tecnici dell’ufficio patrimonio: avrebbero dovuto liberare l’area che - si viene a sapere oggi - dovrà andare a gara. A ciglio banchina, però, è scoppiato il caos e alla fine lo sfratto è stato rimandato. Solo di qualche giorno.

Perché questa decisione? Nell’intricatissimo percorso che ha portato la polizia municipale sugli scali Cialdini, salta fuori un giallo all’italiana. «Quest’area – spiega Agostino Mennella, presidente della coop Azimut – è del demanio che negli anni Novanta l’ha data in concessione al Comune (con l’obbligo di riservarla alla pesca), che a sua volta l’ha data in gestione alla cooperativa Santa Maria Assunta».

«La coop – riprende – nel 2000 si è trasferita al Picchianti: ha continuato ad occuparsi dell’area, diventata un po’ fuori mano, finché ci siamo presentati insieme all’ufficio del Comune per chiedere un passaggio di gestione».

A questo punto la storia si fa ingarbugliata: dal Comune sottolineano che serve una gara, i vertici di Azimut, stando a quanto riferito dai diretti interessati, portano la “rinuncia” di tutte le altre cooperative. In ogni caso, prima di qualunque passaggio, dovrebbe essere ripristinato lo stato dei luoghi, già malconci: nessuno vuole tirare fuori i soldi necessari e alla fine interviene in parte il Comune.

Fatto sta che la gara non è mai partita, formalmente non è stato registrato alcun passaggio di gestione e di fatto a prendere le chiavi dei box e a lavorare sugli scali sono stati soprattutto i pescatori di Azimut.

Lo dice Mennella: «Per dieci anni abbiamo pagato l’affitto (circa 65 euro a box e un centinaio per la torretta), pur non avendo il contratto». Come? Attraverso la coop Santa Maria Assunta che comunque, puntualizza il pescatore, «ha ripetuto a più riprese al Comune di non volere più occuparsi dell’area».

La situazione è rimasta più o meno congelata fino a venerdì, quando da Palazzo Civico, racconta Mennella, «ci è arrivato l’avviso di sgombero: c’era scritto che avremmo dovuto liberare l’area entro martedì. Poi sono arrivati i vigili urbani».

«Siamo stati in capitaneria di porto – chiude il presidente – e ci hanno detto che le barche (sette della coop Azimut più alcuni autonomi) possono restare al loro posto. Quindi per raggiungerle dovremmo volare? Come e dove possiamo scaricare il pesce? La situazione è già difficile, questo è il nostro lavoro...».

Da Palazzo Civico l’assessore Paola Bernardo conferma che l’area oggetto della diatriba «è del demanio, che anni fa l’ha data in concessione al Comune, che a sua volta l’ha affidata alla coop Santa Maria assunta. Formalmente questa cooperativa è sempre stata l’unico interlocutore dell’amministrazione: ha pagato l’affitto fino allo scadere della concessione, intorno al 2004, poi ha continuato a versare un’indennità di occupazione».

«È stata la Santa Maria Assunta – puntualizza – a comunicare ai nostri uffici di voler restituire l’area: per noi, stando agli atti, Azimut è una perfetta sconosciuta. Siamo di fronte a un’occupazione senza titolo, abusiva».

«Tra l’altro – riprende – gli spazi sono risultati adibiti non solo alla pesca, ma a parcheggio: spesso ci sono auto e scooter in sosta. A questo punto – fa sapere – vogliamo rimettere l’area a bando e quindi a servizio dei pescatori. È assoluto interesse dell’amministrazione comunale mantenere la destinazione originaria, l’attività di pesca. Ma, ripeto, serve un bando, non ci può essere un passaggio diretto di gestione da una cooperativa all’altra: in questo caso, poi, la concessione è scaduta da anni».

«L’intenzione – chiude – è di andare il più velocemente possibile a gara: stiamo valutando i lavori che dovranno essere fatti e che saranno a carico del concessionario. I pescatori devono necessariamente riconsegnare gli spazi che, per andare a bando, devono essere liberi. La cooperativa Azimut è, naturalmente, tra i soggetti che possono partecipare».

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