Il Tirreno

Livorno

La sinagoga dal cuore antico

di Mauro Zucchelli
La sinagoga dal cuore antico

Celebrato il 50° anniversario del tempio ricostruito dopo la guerra sulle macerie di quello vecchio

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LIVORNO. «Ai livornesi noi livornesi diciamo: ecco, il tempio è di nuovo al suo posto. Vedete, siamo qui, non ci hanno distrutto. Siamo ancora e continuiamo a essere la nota ebraica di un unico folklore livornese, insieme intesi a rifare la città risogente dalle sue rovine». Sono le parole con cui nel '62 la nuova sinagoga progettata dall'architetto Angelo Di Castro è stata inaugurata dal prof. Renzo Cabib, allora presidente della Comunità ebraica labronica: Vittorio Mosseri, il suo successore di oggi, le fa suonare di nuovo nel tempio nella cerimonia per celebrare il primo mezzo secolo dell'edificio che, proprio lì dov'era, ha preso il posto dell'antica sinagoga, una fra le più belle d'Europa. Tanto da essere stato «per oltre tre secoli – aggiunge – l'orgoglio della città e meta di visite da parte di tutti i sovrano che giungevano a Livorno».

Non è stata una festa circoscritta al solo mondo ebraico: le porte del tempio si sono aperte anche ai rappresentanti di istituzioni (come il sindaco Alessandro Cosimi, accompagnato dagli assessori Mario Tredici e Valter Nebbiai, e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà), forze dell'ordine, fedi religiose, pezzi della società civile e delle realtà associative.

La nuova sinagoga – segnala Mosseri – fa voltare pagina a una storia in cui il dolore si somma al dolore: dopo le distruzioni della guerra che stendono al tappeto la Livorno dei padri, dopo l'apocalisse dell’Olocausto che colpisce duramente la cerchia della comunità, dopo il lunghissimo "esilio" forzato con «la provvisorietà dell'esercizio del culto» nei locali di via Micali che ora ospita il museo, ecco che al principio degli anni '60 un nuovo inizio. Citando il rabbino Alfredo Toaff che aprì il nuovo tempio pronunciando la benedizione "shehekheyianu" (al «Signore nostro Dio re del mondo» che ha condotto il suo popolo fino a lì). «Una ricostruzione sia delle mura che della comunità dopo la tragedia della Shoah», rincara Livia Link (ambasciata di Israele).

Il presidente della Comunità non chiude gli occhi di fronte al fatto che questa rinascita non è stata una passeggiata: gli ebrei livornesi –- lo ripete adesso – voleva rifare la sinagoga daccapo «com'era e dov'era». Non fu possibile: da un lato, lo Stato disse che la spesa era eccessiva e che comunque era troppo difficile trovare sia i marmi preziosi sia le maestranze che li restaurassero; dall'altro, la sinagoga danneggiata gravemente ma rimasta in piedi, era stata saccheggiata dai ladri di travi anche per il prolungarsi dell'attesa di un consolidamento dei ruderi, finché il tempio crollò.

Risultato: un nuovo tempio, non solo completamente diverso ma anche "arditamente moderno": con il cemento armato finanziato dallo Stato e gli arredi acquistati grazie anche a una sottoscrizione internazionale. L'Arca Santa di raffinato stile barocco d'inizio Settecento arriva dalla comunità ebraica cessata di Pesaro.

Mentre il presidente della Provincia si è affidato ai ricordi familiari della comunità greco-cattolica (anch'essa con il tempio cancellato dalla guerra), il sindaco ha ricordato l'«importante contributo» dato dal mondo ebraico alla «costruzione del futuro» della città e al suo governo: Cosimi ha citato le figure di patrioti risorgimentali e quella del vicesindaco Paola Bedarida ma soprattutto ha fatto riferimento al sindaco socialista Uberto Mondolfi, pesantemente minacciato dallo squadrismo fascista. Dal numeroso pubblico presente si è levato un applauso spontaneo quando Cosimi ha ricordato il ruolo e l'insegnamento del suo predecessore Nicola "Marco" Badaloni, il sindaco-filosofo che aiutò la Comunità a ricostruire il tempio «a due passi dal cuore del centro».

Del resto, la tradizione ebraica livornese è talmente forte da avere un dialetto proprio (bagitto), una impostazione rituale (in Israele si stampano formulari di preghiere «secondo l’uso di Livorno»), una radice musicale (con i canti sinagogali di autori livornesi come, ad esempio, Bolaffi).

A sottolineare la solennità della giornata è stata la scelta di far fare ai sette sefarim (rotoli della legge con decorazioni tintinnanti) i sette giri attorno alla tevà, una sorta di pulpito centrale dal quale l’officiante guida la preghiera. A distanza di pochi giorni è stato introdotto nel tempio un nuovo “rotolo” in memoria di benefattori esteri ( Benjamin, Floria e Moisè Yerushalmi). Da custodire nell’Arca Santa insieme a «a rotoli vecchi di 300 anni che hanno resistitito a bombardamenti e razzie», avverte il rabbino Yair Didi.

Nel pomeriggio i festeggiamenti sono proseguiti alla Goldonetta con la mostra fotografica e la presentazione del libro di Liana Elda Funaro da parte della prof. Lucia Frattarelli Fisher, seguite dal coro Ernesto Ventura con brani della tradizione musicale ebraica. In serata l'emittente livornese Telecentro 1 ha dedicato alla sinagoga la trasmissione condotta da Gadi Polacco (con intervista a Leone Di Castro, figlio dell'architetto Angelo).

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