Pena massima per i cori della vergogna
Daspo di cinque anni per i quattro tifosi del Verona identificati durante i cori offensivi a Morosini. E le indagini proseguono
LIVORNO. Ridono e saltano mentre tengono il braccio destro: alzato e teso. Al centro dell’immagine, appollaiato alla balaustra, c’è un ragazzo a torso nudo con gli occhiali scuri e la maglietta blu legata intorno al collo. Alla sua destra un altro indossa una t-shirt gialloblù con il simbolo dell’Hellas e si muove da una parte all’altra lungo i gradoni del Picchi. Vicino alle scale un tizio barbuto con la maglietta bianca cerca di aizzare i compagni. In tutto saranno una ventina gli ultras ripresi dalle telecamere di Sky che domenica mattina ha inviato il video incriminato alla Questura di Livorno.
Dalle registrazioni audio si sentono chiaramente i tifosi del Verona canticchiare il ritornello delle camicie nere. E poi per otto volte, tra il 35’ e il 40’ del primo tempo di Livorno-Verona, parte il coro della vergogna. Non tutti cantano nello spicchio riservato agli ospiti, ma nessuno fa nemmeno niente per bloccare lo scempio.
Gli uomini in camice bianco della Digos hanno impiegato quattro giorni e quattro notti per individuare i primi responsabile, isolarne i volti e poi spedirli alla Questura di Verona dove quelle facce ora sono state abbinate a un nome.
Per i quattro responsabili è scattato il Daspo di cinque anni, il massimo della punizione per questo reato, oltre alla denuncia penale con l’accusa di diffamazione alla memoria dei defunti, dopo la querela presentata dallo zio del giocatore amaranto scomparso il 14 aprile scorso durante la partita Pescara-Livorno.
Il provvedimento – firmato dal Questore di Livorno Marcello Cardona – è chiaro: «Ai quattro – si legge – è vietato l’accesso ai luoghi ove si svolgono incontri di calcio ufficiali ed amichevoli relativi a campionati e tornei nazionali sia professionisti che dilettanti, che verranno disputate dalle squadre di calcio regolarmente iscritte alla Figc. E tutte le competizioni ufficiali ed amichevoli delle Nazionali di calcio che verranno disputate nel Paese e negli altri Stati appartenenti all'Unione Europea, per la durata di anni cinque a decorrere dalla data di notifica del presente provvedimento».
L’identikit dei tifosi veronesi parla di «giovani di età compresa tra i 20 ed i 36 anni, tutti regolarmente in possesso della tessera del tifoso». Tre di questi sarebbero già stati più volte gravati da precedenti specifici per reati commessi in ambito sportivo, nonché destinatari di analoghi provvedimenti da parte di altre questure. «I quattro – spiegano dalla questura – sono stati anche denunciati ai sensi dell’articolo 2 della legge Mancino per apologia del fascismo».
L’attività investigativa, in ogni caso, non si può dire conclusa. La Procura della Repubblica ha infatti aperto un fascicolo nel quale a breve potrebbero entrare anche altri indagati, vale a dire quei tifosi del Verona che saranno identificati per aver partecipato al coro diffamatorio nei confronti di Morosini. Oltre a questo c’è anche l’indagine amministrativa, oltre a quella della Procura Federale sul comportamento del tecnico del Verona Andrea Mandorlini che avrebbe mostrato il dito medio ai tifosi amaranto presenti sugli spalti del Picchi.
Ma gli accertamenti non si limitano solo e soltanto ai tifosi ospiti. «Stiamo anche analizzando le immagini della curva Nord – tengono a sottolineare gli investigatori – per i cori che sono partiti dopo quelli dei veronesi e che riguardavano le Foibe».
Il senso dell’indagine e del suo significato lo spiega lo stesso Questore di Livorno prima della conferenza stampa in cui annuncia le maxi squalifiche. «Non c’è per niente soddisfazione perché quando succedono queste cose non ci sono né vinti né vincitori». E aggiunge: «Questa è una primissima attività che ci porterà ancora lontano. Indagheremo anche sui cori provenienti dalla curva del Livorno. Lo dobbiamo al Paese. Quello di sabato deve essere archiviato come un evento negativo, ma non dobbiamo dimenticare dove eravamo cinque o sei anni fa e dove siamo adesso. Tanti anni fa c’era una situazione di grandissima fibrillazione. Oggi dentro e fuori dagli stadi gli incidenti sono ai minimi termini. È il segno che ci deve far continuare su questa strada perché come vuole il capo della polizia Manganelli l’obiettivo è togliere i cancelli dagli stadi e non saranno dieci imbecilli ad impedire che gli eventi sportivi siano assolutamente sereni e tranquilli».
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