Il presidio
Discarica, bocciato il ricorso del comitato
Il tribunale ripete il no alla sospensione urgente dei lavori. «Attendibile ed esaustiva» la perizia che scongiura danni all’area
LIVORNO. Il tribunale civile di via De Larderel, in composizione collegiale, ha messo la parola fine al ricorso d’urgenza presentato due anni fa dai 24 frontisti di via del Limoncino che avevano chiesto di sospendere, in via d’urgenza appunto, i lavori per la realizzazione della discarica, oggi sotto sequestro, della società Bellabarba (difesa in sede civile dall’avvocato Giovanni D’Abramo).
Lo avevano chiesto «a tutela del diritto alla salute e al godimento dei propri beni», evidenziando una serie di pericoli legati alla tipologia dei rifiuti («produzione di percolato e gas serra»), alla non idoneità dell’area («soggetta a frane, con pericolo per l’integrità della falda acquifera») alla salvaguardia dei propri beni.
Il giudice Emilia Grassi, nell’estate dello scorso anno, aveva già respinto il ricorso d’urgenza, sottolineando che a pronunciarsi sulla scelta del sito avrebbe dovuto essere, semmai, il tribunale amministrativo. Entrando nel merito aveva comunque giudicato la richiesta «infondata, anche con riferimento al danno potenzialmente derivante dalle modalità di gestione e trattamento dei rifiuti».
L’avvocato Patrizio Rossi, che difende i frontisti, aveva presentato un reclamo, ma oggi il tribunale - mentre va avanti il procedimento per chiarire la natura pubblica o privata della strada che porta all’impianto - ribadisce quanto espresso da Grassi e condanna gli esponenti del comitato anti-discarica a pagare le spese legali, più il perito nominato dal tribunale.
Perché? Con l’ordinanza depositata ieri, il giudice Nicoletta Marino ha considerato «attendibile ed esaustivo» il lavoro del Ctu, il geologo Luciano Sergiampietri, che ha messo nero su bianco che «non sussistono pericoli di danno per gli immobili» (dove immobili sta per suolo, sorgenti, corsi d’acqua, alberi, edifici). Nella sua relazione, come riportato dal Tirreno alcuni giorni fa, il geologo esclude il rischio frane e contaminazione delle acque sorgive, mentre raccomanda interventi sulla strada. Il Ctu, sottolinea Marino in contrasto con quanto affermato dal comitato, «ha dimostrato di avere tenuto conto del rapporto del Cnr». Nell’ordinanza viene anche ridimensionata, almeno per questa fase, la relazione della terza commissione ambiente della Provincia («atti interni di istruttoria»), che era stata depositata dai frontisti a supporto della tesi della necessaria sospensione d’urgenza dei lavori.
Alla fine, considerando che «il Ctu ha escluso la possibilità che pericoli di danno alle proprietà possano derivare da rischi relativi alla franosità dell’area, alla vulnerabilità idrogeologica, alla pericolosità sismica», il tribunale ha quindi rigettato il reclamo dei frontisti. Ora c’è da capire come e se la perizia di Sergiampietri inciderà sul procedimento che va avanti in sede penale.
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