Il Tirreno

Livorno

 IL COMMENTO

ANCHE I BRAVI RAGAZZI ESCONO LA SERA

Cristiana Grasso

Livorno, la notizia della denuncia dei tre bulli e i tempi che cambiano: l'importante è evitare false generalizzazioni sui giovani

2 MINUTI DI LETTURA





Per “uscire la sera”, e uscire significava allontanarsi dalla piazzetta sotto casa o dal cortile per ritrovarsi in luoghi pubblici, per strada o in un locale, bisognava essere grandicelli, a volte addirittura maggiorenni. Per i maschi era più facile, per le femmine la condizione spesso indispensabile era di quella essere “fidanzate in casa” o comunque di avere un maschio accompagnatore ufficiale formalmente garante di sicurezza e senso di responsabilità. In estate la corda si allentava un po’ e qualche festa sui bagni o un gelato sul mare ci poteva scappare. Ma per il resto le uscite dopo il tramonto per gli adolescenti erano quasi sempre tabù. Non è preistoria ma storia abbastanza recente, storia di quando già i ragazzini avevano a disposizione il motorino e una paghetta discreta non prosciugata dalla crisi.

Eccesso di protezione, ipocrisia, ma anche ritmi e abitudini diversi e la città avvolta nelle tenebre vissuta come una minaccia. I genitori dettavano le condizioni, i ragazzini si adeguavano. Poi, complici i cellulari low cost che hanno regalato l’illusione di tenere sempre questi figli sotto controllo, la città by night ha cambiato volto. E i giovanissimi, anche dodicenni, la sera “escono”. I più piccoli “in Terrazza” e magari non oltre mezzanotte, i più grandicelli in piazza Cavour e dintorni. Certo, ci sono pure i genitori che resistono “e chi se ne frega di cosa fanno gli altri, tu non esci”, ma la guerra può durare un anno, poi con l’ingresso alle superiori quasi tutti si arrendono.

Del resto basta fare un giro tra questi sciami di ragazzine e ragazzini qualsiasi, che si ritrovano per chiacchierare, flirtare, conoscersi, per capire che se c’è un problema non è quello della “trasgressione” ma del “vuoto”, della noia, del tempo da trascorrere divertendosi per forza. Serate tranquille, anche noiose. Fino a quando ci scappa la rissa, l’incidente, fino a quando tra i tanti giovanissimi anche da dieci in pagella, impegno sportivo e dieta sana si infiltra il gruppetto più agitato, il prepotente di turno, il più grande che porta fumo e alcol e gli equilibri saltano, il gruppo dei ragazzi qualsiasi sbanda, non riesce a gestire la tensione, il cambio di rotta. Improvvisamente troppo giovani per starsene soli fuori la sera, e meno male che c’è quel telefonino. Al quale non si risponde mai (“era scarico”) ma che in caso di emergenza si rianima subito per chiamare in soccorso mamma e papà.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani