Il Tirreno

Livorno

Lo lasciano ore in sala operatoria e poi annullano l’intervento

di Anna Cecchini
Lo lasciano ore in sala operatoria e poi annullano l’intervento

L’odissea di un pensionato per asportare un calcolo: «Prima operazione a Livorno, poi si deve andare a Cisanello. Lì mi hanno fatto l’anestesia ma poi mi hanno rimandato in viale Alfieri. Tutto rimandato»

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LIVORNO. Per asportargli un calcolo lo hanno operato in due tranche, prima nell’ospedale cittadino e poi a Pisa, nella struttura di Cisanello. Non solo, per fare la seconda parte dell’intervento, è dovuto tornare due volte all’ospedale pisano. Visto che al primo tentativo lo hanno lasciato due ore e mezzo in attesa sul tavolo operatorio, nudo e già con la preanestesia in vena. Solo che poi l’operazione non l’hanno potuta fare e quindi lo hanno rimandato in corsia, naturalmente non a Pisa, ma all’ospedale di Livorno. È una vera odissea quella che ha dovuto affrontare alla fine del mese di agosto un pensionato di Livorno. Il signor Mario (indichiamo la persona con un nome di fantasia) racconta infatti una vicenda che ha dell’incredibile.

«A giugno - spiega - ho avuto una colica biliare e dai controlli fatti in ospedale a Livorno hanno detto che avevo calcoli alla colecisti. È venuto fuori che c'era un calcolo nel coledoco che è molto doloroso e impedisce alla bile di andare nell'intestino». I medici del reparto livornese decidono di effettuare l’intervento di rimozione dei calcoli in laparoscopia. «Mi hanno assicurato - dice ancora l’uomo - che sarebbe stata tolta la colecisti e anche il calcolo sceso nel coledoco sarebbe stato aspirato».

Il signor Mario esegue gli esami di preospedalizzazione a giugno e poi a metà agosto viene chiamato per fare l’intervento nell’ospedale cittadino. «Vengo operato - racconta - e quando mi sveglio mi dicono che la colecisti è stata tolta ma il calcolo peggiore è rimasto lì. Resto ricoverato e mi dicono che la soluzione per eliminare anche quello è la Rcp (tipo gastroscopia, ma in anestesia). Mi dicono anche che questo intervento non si fa a Livorno, ma a Pisa (ci si può andare solo due volte a settimana, e fanno due interventi al massimo)». Mario resta ricoverato quattro giorni a Livorno poi una mattina lo portano in ambulanza a Cisanello. «Prima di me - dice ancora - c’era un intervento analogo a una signora anche lei in arrivo da Livorno. Finisce la sua operazione e mi preparano. Scalzo e in mutande mi mettono sul banco in acciaio della sala operatoria, l’anestesista mi fa l’iniezione di tranquillante e mi spiegano cosa mi faranno». Poi l’imprevisto. La signora operata poco prima si sente male. «L’intero staff di medici e infermieri - racconta il signor Mario - se ne va, sento un gran trambusto. E resto nudo sdraiato in sala operatoria. Provo a chiamare, ma non c’è anima viva. Dopo due ore e mezzo viene un medico, che mi spiega che il mio intervento non viene fatto perché la signora operata prima di me ha avuto complicazioni. A metà pomeriggio, sempre in ambulanza, mi riportano all’ospedale di Livorno. Dopo tre giorni mi riportano a Pisa, dove mi operano e poi mi rimandano ricoverato a Livorno».

Il signor Mario è esterrefatto. Tra ricoveri, viaggi in ambulanza e ore passate da solo nel silenzio della sala operatoria, è rimasto ricoverato due settimane. «Mi chiedo se è normale - conclude - prendere un paziente e lasciarlo ore in sala operatoria. Non solo:l’intervento di cui avevo bisogno non è di alta chirurgia, doveva essere possibile farlo in città, non con continui spostamenti su Pisa».

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