Il Tirreno

Livorno

Per gli autori nessun reato Rischiano la multa

di Federico Lazzotti
Per gli autori nessun reato Rischiano la multa

LIVORNO. Il più alto guida il gruppo, ha ancora il casco in testa quando sale sul muretto che delimita l’ingresso dell’ospedale che affaccia su viale Alfieri: allunga le braccia da ventenne, fa forza...

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LIVORNO. Il più alto guida il gruppo, ha ancora il casco in testa quando sale sul muretto che delimita l’ingresso dell’ospedale che affaccia su viale Alfieri: allunga le braccia da ventenne, fa forza sulle punte dei piedi e sale più che può per appendere il lembo sinistro dello striscione alla cancellata appuntinta che corre per altri due metri sopra la sua testa.

Quella che gli si forma accanto è una catena di braccia che escono da canottiere da basket sgargianti e t-shirt colorate: si snoda per una decina di metri fino a quando il lenzuolo non è steso in tutta la sua interezza scoprendo una scritta rossa e nera a caratteri cubitali: «Avanti Livorno».

Sono le undici e la notte amaranto è cominciata da un pezzo quando il gruppetto di tifosi che si firmano «Curva nord» arriva sull’angolo di via Gramsci. A segnare il loro percorso, iniziato un paio di ore prima dal piazzale davanti allo stadio Armando Picchi, ci sono bandierine colorate, striscioni e cartelli in plastica.

Sono una cinquantina i fratelli minori della Brigate autonome, si sono divisi in gruppi e si sono spartiti ognuno una zona della città. Il messaggio che vogliono lanciare è chiaro: tutti di nuovo allo stadio, a cominciare dalla prima gara casalinga in programma lunedì sera contro il Padova e via il presidente Spinelli, capace solo un mese fa di ipotizzare la chiusura della Curva nord.

Sono da poco passate le 23 quando i motorini si fermano dove un tempo c’era l’ingresso principale degli «Spedale Rinuniti». Il drappello è composto da una decina di ragazzi: allungano il passo, forse più per la fretta di portare a termine il piano che per paura di essere pizzicati.

Al semaforo di piazza Damiano Chiesa uno di loro appende un cartellone bristol giallo con la scritta rossa: «Baldi e fieri, venite o compagni/l’inno sacro al trionfo si intoni/ si alzi l’urlo nei nostri polmoni/hip hurra». È una strofa dell’inno del Livorno. Trecento metri più avanti, all’incrocio con viale Carducci, un altro cartello, stavolta è bianco, le lettere colorate di arancione e suona come un’ordine e un appello: «Tornare allo stadio». Più indietro, su viale Boccaccio un’altro striscione gigante: «Spinelli vattene».

L’amore per la squadra da un lato e la polemica dall’altra. Queste le due facce dell’azione provocatoria dei tifosi amaranto preparata da giorni e andata in scena la notte tra martedì e ieri. «È stato un gesto d’amore nei confronti della squadra», dicono gli organizzatori.

Ma per aver la mappa delle scritte è necessario aspettare che faccia giorno.

Così in piazza Mazzini ecco spuntare un altro lenzuolo striscione: «La nostra passione non deve morire, tutti allo stadio per un nuovo avvenire». Sopra al cavalcavia di via dell’Ardenza: «Livorno è la mia vita». Sotto lo stadio l’appello: «Non ti abbonare non ti tesserare». Sul viale Carducci: «L’amaranto è la nostra bandiera». E ancora in piazza Attias, in via Mastacchi, davanti al cimitero dei Lupi e pure in piazza Cavour e in via Grande. Molti degli striscioni sono ancora appesi, altri invece sono tolti dalla polizia municipale di prima mattina facendo irritare chi li aveva attaccati. «Non abbiamo imbrattato i muri perché censurarci», si domandano gli organizzatori.

Il gesto, in ogni caso, non è passato inosservato tanto che su Internet si è scatenato il dibattito tra favorevoli a e contrari a questo tipo di rimostranze. Scrive Bruno Persico: «Vergogna. Invece di perdere tempo con queste cavolate, impegnatevi per il bene della città: bidoni tossici, cementificazione selvaggia, sanità da rivedere, disoccupazione e precariato che si sentono anche in aziende un tempo solide, come alla knauf». Una provocazione che non tutti hanno condiviso. Risponde Mauro de Martini: «La cosa positiva è che questi ragazzi che hanno appeso gli striscioni sono gli unici che cercano di sensibilizzare la città per tornare ad incitare la nostra maglia. I nostri gloriosi colori che a me resteranno cari qualsiasi presidente ci sia. I giocatori passano, i presidenti passano. La maglia resta. Spinelli frugati. Tutti allo stadio».

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