Il Tirreno

Livorno

Commercianti e facchini fermano le ruspe al mercato

di Juna Goti
Commercianti e facchini fermano le ruspe al mercato

«Iniziano a costruire case ma non sappiamo quando ci trasferiremo a Guasticce» L’assessore Bernardo: «La Regione darà 500mila euro». Convocato l’Interporto

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LIVORNO. «Qui ci sono 200 famiglie che rischiano di finire in mezzo alla strada. E il paradosso è che si sta mettendo in pericolo una delle poche strutture che, nonostante la crisi, chiude i bilanci in attivo, senza licenziare». La protesta è scoppiata ieri intorno alle 8: gli operatori del mercato ortofrutticolo, riuniti davanti ai cancelli che danno sull’Aurelia, hanno bloccato le ruspe della ditta incaricata dal Comune di abbattere l’area del plateatico.

Un grande piazzale stretto tra via Sgarallino e l’Aurelia, a Fiorentina, dove nasceranno 64 alloggi popolari e a canone concordato. A costruirli saranno Comune e Casalp, con circa 2 milioni di euro che arrivano dalla Regione Toscana. Ieri sarebbe dovuta scattare la fase uno dell’operazione, che dopo l’abbattimento delle vecchie celle frigorifero lato via Garibaldi (i lavori sono stati ultimati qualche settimana fa) prevede la convivenza per alcuni mesi di ruspe e banchi di frutta. Il prossimo giugno, invece, partirà la fase due con il trasloco definitivo di produttori, grossisti e facchini.

Il programma degli interventi è scritto nero su bianco nel protocollo di intesa firmato a maggio da Provincia, Comuni di Livorno e Collesalvetti, Interporto, Camera di commercio, lo stesso Consorzio Agroalimentare Labronico che gestisce il mercato pagando un affitto al Comune, e associazioni di categoria. Il punto è che mentre in via Sgarallino sono già arrivate le ruspe, all’Interporto non c’è straccia della tensostruttura che dovrebbe ospitare i banchi. Soprattutto non c’è traccia dei finanziamenti: per ora sembrano esserci solo impegni non formalizzati. «Abbiamo accettato di fare sacrifici e di convivere per qualche mese con un cantiere aperto – interviene il presidente del consorzio, Stefano Rossi – convinti che nel frattempo sarebbero partiti anche i lavori a Guasticce: si toglie un mattone qua e se ne mette uno là. Invece niente, siamo in alto mare. Rischiamo di trovarci tutti in mezzo a una strada: il mercato dà il pane a 200 famiglie, senza contare l’indotto (banchi come piazza Cavallotti e negozi). Anche il sindaco da ragazzo ha lavorato qui, se lo ricorderà...».

Dal mercato, aperto negli anni ’50, passano ogni anno circa 250mila quintali di merce. La struttura, va detto, non è in buone condizioni ed è almeno dal 1996 che si parla del trasferimento: a Guasticce dovrebbero nascere 7mila metri coperti, in un’area di circa 15mila. Servono 3 milioni di euro e il soggetto attuatore è l’Interporto, che si sta muovendo con l’aiuto degli enti locali e che dovrebbe accendere un mutuo: più soldi ci metterà la Regione meno dovranno pagare gli operatori d’affitto.

Ieri, dopo il blocco, al mercato sono arrivati l’assessore Paola Bernardo e i tecnici del Comune. Non sono mancati momenti di tensione. «Ci state toccando il lavoro per costruire case», hanno gridato i rifornitori. «I vostri rappresentanti hanno firmato accordi ben precisi – ha risposto l’assessore – le ruspe devono passare, altrimenti rischiamo di perdere i finanziamenti per costruire alloggi pubblici. In questi mesi abbiamo collaborato e fatto di tutto per costruire insieme un percorso concreto: rompere ora sarebbe assurdo. Lasciate passare le ruspe o interverrà la municipale».

«Il 2 agosto – riferisce Bernardo – sono stata a Firenze con l’assessore proviciale Paolo Pacini: c’è un impegno della Regione, non ancora formalizzato, a dare 500mila euro nel 2013. Abbiamo chiesto ai vertici dell’Interporto se sono in condizione di partire lo stesso con i lavori e ci hanno risposto di sì». Ma per capire di più su tempi e modi del trasferimento ci sarà da attendere l’incontro convocato per domani dal sindaco con i vertici del Vespucci.

Alla fine, in tarda mattinata, i lavoratori hanno lasciato entrare le ruspe che sono state posizionate in un angolo dell’area. «Siamo quasi tutti over 40 – sottolinea Elena Fornaciari, impiegata da dieci anni in una delle ditte – ci alziamo ogni giorno alle 4. Nonostante la crisi siamo in attivo: fino a oggi non è stato licenziato nessuno, perché rischiare di creare nuovi disoccupati? Le sessanta famiglie hanno il diritto di entrare in casa, ma prima serve la garanzia che ci sposteremo in tempi brevi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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