I figli della Circe: «Adesso lasciateci in pace»
Tamara e Diego Iacopi durissimi contro Maria Luigia Redoli: «Vogliamo dimenticare, per noi lei è morta e sepolta»
Pubblichiamo la lettera che ci è stata inviata da Tamara Iacopi, figlia di Maria Luigia Redoli.
Ci risiamo. Quando l'oblio sembra finalmente calato sulla drammatica vicenda che, ventitré anni fa, ha colpito la nostra famiglia, ecco che spunta una qualche presunta novità che riporta a galla una vicenda che vorremmo dimenticare. E che ha ancora come protagonista Maria Luigia Redoli. Stavolta le sue dichiarazioni, peraltro subito smentite tramite il suo avvocato, sono contenute in un libro scritto da Mario Spezi e pubblicato da Mondadori. Dichiarazioni che mi costringono a tornare su questa brutta storia.
Non varrebbe neanche la pena dare tanta soddisfazione e importanza a mia madre. Però si capisce che ciò che ha detto e dichiarato nel libro è molto pesante sia nei confronti di mio fratello Diego, sia, soprattutto, nei miei. Nonostante siano trascorsi gli anni, pensavo che nostra madre si fosse calmata. Si è risposata ma non è servito a nulla. Neanche la vita matrimoniale e quella del carcere sono servite a rabbonire il suo animo cattivo e malvagio.
In tutto questo tempo non ha fatto altro che rovinarci gli anni più belli della nostra vita. Adesso che abbiamo trovato un nostro equilibrio mentale e fisico, visto che anche noi abbiamo bisogno di dimenticare ciò che lei ha commesso, puntualmente arriva come un martello pneumatico a destabilizzare quello che noi stiamo costruendo. Arrivati a questo punto non permetteremo a lei e ai suoi amici "anche locali" (spioni) di continuare questa demolizione nei nostri confronti. Può dire e fare ciò che vuole: tutto ci scivola addosso.
Di recente, durante una chiacchierata con una assistente sociale che chiamava al telefono dal carcere milanese di Opera per passarmi mia madre nonostante le avessi intimato di non cercarmi più, dissi che oltre a lasciarmi in pace, volevo essere avvisata solo quando lei era in punto di morte per darle una sepoltura a fianco di mio padre. Considerato quello che è accaduto, oggi non intendiamo neanche darle una adeguata sepoltura: per noi è già morta e sepolta.
Parlo anche a nome di mio fratello Diego. Oggi sono felicemente sposata con un marito che mi adora. Dalla nostra unione è nata una bimba che adoriamo e che è punto fondamentale della nostra vita coniugale. La stessa cosa vale per Diego che oggi ha una famiglia e una bimba che è al centro della sua vita. La cosa più importante, adesso, è tutelare le nostre figlie e fare ciò che lei, come mamma, non ha mai fatto né ha mai provato a fare: conquistare la loro fiducia. Anzi. Lei contro di noi ha sputato solo veleno e cattiverie gratuite. Non intendo però nel modo più assoluto sporgere denuncia nei confronti di questa donna per un motivo molto semplice. E cioè non voglio cascare nella sua rete, visto che lei vuole solo apparire sui mass media, per continuare la sua battaglia sprezzante e calunniosa nei confronti di noi figli.
Tutte le persone che ci hanno conosciuto sanno benissimo chi siamo e ci stimano per il nostro comportamento e per quello che abbiamo costruito. Noi possiamo camminare a testa alta. Quanto a coloro che non ci conoscono, facciano pure le considerazioni che vogliono. La verità di questi anni è scritta nel processo. Gradiremmo comunque che tutti i mass media mettessero una pietra su questo nostro passato una volta per sempre. Sono trascorsi 23 anni e puntualmente, per colpa di qualcuno che dice di essere una mamma, questa storia torna a galla. E questo solo per il suo bisogno di protagonismo: per tornare sulle prime pagine dei giornali o in televisione farebbe di tutto. In tutta questa vicenda anche noi vorremmo poter dimenticare. Se ce ne date la possibilità.
. Tamara Iacopi
(anche a nome del fratello Diego)
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